Cronaca

"Mi hanno costretta a fare sesso a tre", ma l'accusa della colf è una bufala

Donna deve rispondere di estorsione

Immagine di repertorio

In due occasioni ha inventato di avere subito violenze sessuali dai suoi datori di lavoro. A finire a processo, a inizio dicembre 2017, con l'accusa di tentata estorsione, estorsione e calunnia è una colf filippina di 58 anni, per cui il pm Mario Bendoni ha chiesto il rinvio a giudizio, accordato dal gup Silvia Carosio. Il dibattimento si aprirà nel maggio 2018.

I due episodi sarebbero avvenuti nel 2011 e nel 2017, ma del primo non se ne era saputo nulla finché non è emerso il secondo. Il merito è delle vittime, una coppia di torinesi lui di 75 e lei di 72 anni, che secondo la filippina l'avevano costretta a rapporti sessuali a tre. Tutto naturalmente inventato. I due, assistiti dall'avvocato Vittorio Nizza, sono caduti dalle nuvole quando si sono visti recapitare l'invito a comparire.

La squadra mobile della questura, incaricata dal magistrato di investigare, ha scoperto che nel 2011 la colf filippina aveva querelato un precedente datore di lavoro, un 60enne torinese, che pur di non turbare l'equilibrio familiare aveva accettato un patteggiamento (anche in quel caso ingiusto) di un anno e nove mesi con un risarcimento di 25mila euro. Solo dopo sei anni anche lui ha avuto il coraggio di ammettere che l'accusa di violenza sessuale subita era del tutto inventata. I rapporti sessuali con la colf c'erano stati, ma erano consenzienti e dietro pagamento di extra rispetto allo stipendio.

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