Cronaca

Spaccio di cocaina nel Chierese, 12 nei guai dopo la confessione di un uomo: "Mi hanno minacciato di morte"

Per un debito di 160 euro diventato presto di 500 euro

Immagine di repertorio

Avevano la base logistica a Canelli (At), ma la gestione della piazza di spaccio dell’area monferrina di Canelli, della città di Asti e del chierese. Sono le 12 persone, tra cui una donna, individuate dai carabinieri della Compagnia di Canelli a seguito della denuncia sporta a maggio da un uomo che, non essendo riuscito a pagare un debito di 160 euro (due dosi), divenuto in breve di 500 euro per gli interessi praticati dagli spacciatori, si è rivolto ai carabinieri quando lui e la sua famiglia hanno iniziato a ricevere minacce di morte.

Alle prime ore dell’alba di oggi i militari hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare dell’Autorità Giudiziaria nei confronti di 12 persone gravemente indiziate a vario titolo di estorsione e spaccio continuato di sostanze stupefacenti. Secondo gli elementi di prova raccolti, i fermati erano diventati gestori della piazza canellese, astigiana e sud torinese, approvvigionando i propri canali di rifornimento dal bergamasco e ricorrendo anche a metodi estorsivi per costringere acquirenti tossicodipendenti a saldare i debiti contratti.  

Due chieresi nell’organigramma dell’organizzazione

Le attività tecniche scaturite, sia telefoniche che di video ripresa, e l’ininterrotta attività di pedinamento svolta all’indomani della denuncia, permettevano ai carabinieri di ricostruire un organigramma composto da dodici persone (4 albanesi, 5 italiani, 1 rumeno, 1 macedone e 1 ivoriano), che, utilizzando come base logistica dei traffici un’abitazione di uno degli indagati localizzata a Canelli, si erano assicurati la gestione della piazza di spaccio dell’area monferrina di Canelli, della città di Asti e del chierese. 

A capo, cosi come più volte chiamato nelle intercettazioni, si trovava un 37enne albanese residente a Canelli già gravato da precedenti di polizia per furto e lesioni, che, “con l’ausilio di un 42enne milanese domiciliato a Canelli, pluripregiudicato per stupefacenti, reati contro il opatrimonio e la persona e un 34enne rumeno residente a Canelli, pluripregiudicato per armi e reati contro il patrimonio, “svolgevano un’intensa e proficua attività di spaccio di stupefacenti nella fattispecie cocaina; in particolare il 37enne risultava il promotore-organizzatore-coordinatore di tale attività illecita, utilizzando come collaboratori fidati sia i propri familiari (padre e sorella), che gli amici (il 42enne e il 34enne, ndr) i quali, non svolgendo alcuna attività lavorativa, si trovavano alle sostanziali dipendneze lavorative del primo, il quale impartiva ordini precisi in merito allo svolgimento dell’attività, a partire dall’approvvigionamento fino alla cessione al dettaglio, evitando sistematicamente di esporsi di persona”.

Un secondo italiano, un 40enne Rivolese domiciliato a Chieri, già gravato da precedenti di polizia per stupefacenti e reati contro il patrimonio, si occupava invece del rifornimento dell’area sud torinese.                 

Nel corso delle indagini sono stati trovati 6 kg complessivi di cocaina per un giro di affari stimato nell’ordine di mezzo milione di euro con complessive 400 cessioni di stupefacenti a vari acquirenti. Mesi di continue indagini che hanno permesso di individuare quale rete di spacciatori al dettaglio ulteriori 8 persone residenti a Canelli (5), a Asti (2) e a Chieri (un 44enne gravato da plurimi precedenti di polizia per  stupefacenti).
 
Il Tribunale di Asti – Sezione GIP – ha emesso quindi misura cautelare in carcere a carico di 6 soggetti (due albanesi, 3 italiani ed un rumeno), gli arresti domiciliari a carico di altri due italiani e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per i restanti 4 (2 albanesi, un ivoriano e un macedone). Gli arrestati si trovano adesso detenuti presso la case circondariale della zona in attesa dell’interrogatorio di garanzia dinnanzi al Gip.

Droga Canelli 2020-2

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