Cronaca

Un'infanzia vissuta tra cinghiate e abusi, condannato il padre al carcere

Oggi il bimbo ha quattordici anni e forse gli anni più bui sono già passati per lui. Dopo la separazione dei genitori, ha assistito a violenze fisiche sulle sorelle, fino alle cinghiate che riceveva per le note a scuola

Questa che stiamo per raccontare è una storia di quelle che commuovono. A raccontarla è il quotidiano La Stampa e si parla di maltrattamenti su un bambino che vive la sua vita con occhi e cuore sempre tristi, ma con tanta voglia di riemergere. Un'esuberanza apparentemente scambiata per maleducazione che nasconde anni (nonostante la giovane età) passati a subire "torture" familiari.

Partiamo dalla fine. Il padre del bambino, quest'ultimo oggi un quattordicenne, è stato condannato a cinque anni di reclusione per lesioni e maltrattamenti aggravati. Picchiava il figlio con la cinghia, provocandogli lividi e ferite ben evidenti, sfociate in un ricovero all'ospedale infantile Regina Margherita. Ai dottori la confessione delle sua tristezza nell'anima, del suo passato burrascoso fatto dalla separazione dei suoi genitori e da abusi sessuali che il compagno della mamma faceva alle sue sorelle. Il passaggio in affidamento al padre naturale che sarebbe dovuto essere un nuovo inizio di vita tranquilla e che invece si è trasformato in un nuovo incubo fatto da botte e punizioni costanti.

Della sua vita il bambino non ne aveva mai parlato con nessuno. A scuola, un istituto torinese, pensavano anzi che i lividi e le ferite se li provocasse da solo. I segreti mai rivelati provocavano in lui un effetto strano: zitto e fermo a casa e molto esuberante a scuola, tanto da ricevere diverse note per il suo comportamento che poi portavano alle cinghiate del padre.

Dopo l'ennesima nota il vaso è però traboccato. Il bambino è scoppiato a piangere in corridoio e una bidella lo ha stretto tra le sue braccia. Lui le ha così raccontato tutto. Quella confessione è stata come una denuncia e, avvisati gli insegnanti, sono stati avvisati gli assistenti sociali e da lì è partito l'iter che ha portato alla condanna del padre trentottenne. Il piccolo invece ora vive in una comunità protetta.

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