Giovedì, 16 Settembre 2021
Cronaca

Cinghiali radioattivi, oggi la riunione d'emergenza: "Colpa di Chernobyl"

Riunione d'emergenza a Torino. Cesio 137 è stato ritrovato nei cinghiali della Valsesia, ben oltre la soglia prevista dai regolamenti in caso di incidente nucleare

Cesio 137 nei cinghiali della Valsesia, in provincia di Vercelli, ben oltre la soglia prevista dai regolamenti in caso di incidente nucleare. Rilevato in alcuni campioni che erano stati prelevati per una indagine su malattie parassitarie, i ministeri della Salute e dell'Ambiente hanno subito attivato i carabinieri del Nas e del Noe, mentre la Regione Piemonte ha disposto ulteriori approfondimenti ambientali e sugli animali. Una prima riunione d'emergenza, per coordinare le attività, è in programma già stamattina a Torino.

A far scattare l'allarme il test di screening per la ricerca del Cesio 137 previsto da una Raccomandazione della Commissione Europea su alcuni capi abbattuti nel comprensorio alpino Valsesia tra il 2012 e il 2013. I risultati hanno evidenziato la presenza di un numero consistente di campioni con livelli di Cesio 137 superiori a 600 Bq/Kg (Becquerel per Kilo, unità di misura per il cesio 137). Quanto basta per attivare la procedura d'emergenza, che oltre a nuovi prelievi e campionamenti prevede tra l'altro il monitoraggio dell'area per tentare di individuare la fonte dell'inquinamento.

"Il cesio 137 è un radionuclide artificiale prodotto dalla fissione nucleare. Viene rilasciato da siti nucleari", spiega la responsabile dell'Istituto di Radioprotezione dell'Enea, Elena Fantuzzi. Le ipotesi più immediate sono quelle secondo cui potrebbe essere stato rilasciato in seguito all'incidente nella centrale nucleare di Chernobyl del 1986, come per altro sostiene anche Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta. Ma bisogna considerare anche i siti nucleari nella zona, fra i quali la centrale di Trino Vercellese smantellata nel 1987 e il sito sperimentale dell'Enea, a Saluggia. E non è esclusa neppure la pista dei rifiuti tossici. "Tuttavia - rileva ancora l'esperta - è vero che la presenza del cesio 137 viene monitorata costantemente a livello nazionale e le quantità rilevate sono inferiori ai valori soglia, che sono molto bassi. I valori rilevati - aggiunge - non sono mai stati preoccupanti". Secondo Fantuzzi, quindi, bisognerebbe considerare anche il metabolismo dei cinghiali, capire se ha caratteristiche tali da favorire l'accumulo del cesio 137 al di sopra dei limiti considerati sicuri. Tutte ipotesi che al momento, comunque, devono trovare conferma. Ecco perché l'assessore all'Ambiente della Regione Piemonte, Roberto Ravello, invita ad evitare gli allarmismi. "Aspettiamo - dice - di effettuare gli approfondimenti che stiamo predisponendo in queste ore".

"Non può essere altro che la ricaduta delle emissioni della centrale di Chernobyl". A dirlo é Gian Piero Godio, di Legambiente Piemonte e Val d'Aosta, esperto in questioni nucleari. "Altre spiegazioni - sostiene - non potrebbero esserci: il comprensorio della Valsesia non presenta alcuna sorgente radioattiva. La causa più probabile del contagio sono le sostanze emesse in seguito all'incidente nucleare dell'86. Anche se i livelli di Cesio 137 riscontrati negli animali abbattuti mi sembrano quasi inverosimili".

IPOTESI CHERNOBYL E' CONCRETA - "Non abbiamo ancora elementi concreti per fare una corretta valutazione del rischio, ma una cosa è la consistenza del pericolo, un'altra le effettive conseguenze per la salute", Lo afferma all'ANSA Maria Caramelli, direttore generale dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta. "Abbiamo ricevuto i dati tre settimane fa - spiega - ma sono talmente sorprendenti che, prima di renderli noti, abbiamo preferito effettuare ulteriori verifiche". "Il Cesio 137 - spiega ancora - è tipico delle emissioni nucleari. Dai dati in nostro possesso è possibile che la contaminazione sia dovuta all'incidente di Chernobyl". Due gli elementi che avvalorano questa ipotesi: "In primo luogo questo radionuclide si esaurisce in un tempo di gran lunga superiore ai trent'anni - dice - e poi tende a bioaccumularsi negli organi del cinghiale". Casi analoghi, per altro, sono stati riscontrati anche in Germania e in Austria.

"Occorre estendere immediatamente le analisi ad altri animali selvatici e fare al più presto chiarezza sulle fonti di contaminazione in un Paese come l'Italia, che ha fatto la scelta di non avvalersi del nucleare, a differenza di quanto accade nei Paesi confinanti". E' quanto afferma la Coldiretti, sul suo sito Internet. Coldiretti sottolinea che il disastro nucleare di Fukushima, in Giappone, "ha aumentato la sensibilità a livello nazionale". Per un italiano su quattro, sostiene l'associazione sulla base dei dati Eurobarometro, "la contaminazione dell'ambiente è il pericolo più temuto che batte addirittura gli effetti della crisi economica (20%), le paure per la salute che derivano dal consumo dei cibi (17%), il rischio di un incidente automobilistico (11%), la criminalità e la malattia, entrambe fonte di preoccupazione per il 10% della popolazione". (ANSA)

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