Cronaca

Chiamparino in tribunale: "Mi dissero di stare lontano da Furchì"

L'ex sindaco di Torino ricevette molte pressioni da Furchì che voleva un posto in Giunta comunale nel 2001. Due gli incontri raccontati ai magistrati, uno in campagna elettorale e uno, casuale, dopo le elezioni

Il processo bis per Francesco Furchì, quello in cui è accusato non più di tentato omicidio, ma di omicidio volontario di Alberto Musy, è entrato nel vivo. Questa mattina nell'aula del Tribunale di Torino è stato chiamato a testimoniare Sergio Chiamparino, ex sindaco di Torino e attuale candidato per il centrosinistra alla Regione Piemonte. Nei mesi passati si era più volte detto che Furchì e Chiamparino avevano avuto alcuni contatti, effettivamente confermati da quest'ultimo davanti ai magistrati.

Due gli appuntamenti ricordati da Chiamparino con il faccendiere. Entrambi nel 2001, in piena campagna elettorale. "Lo incontrai una o due volte - ha detto l'ex primo cittadino -, mi chiedeva di entrare nella Giunta comunale". Richieste mai soddisfatte, "un po' perché non lo conoscevo, un po' per equilibri politici". Gli incontri tra i due avvennero in circostanze pubbliche. La prima volta si videro durante un appuntamento organizzato dall'associazione Magna Grecia, di cui proprio Furchì era promotore. Si conobbero grazie ad un giornalista amico comune, con l'obiettivo di far crescere la rete di relazioni di quello che era per il momento solo un candidato a sindaco. Il secondo incontro fu casuale in un bar del centro cittadino. Da allora i rapporti si interruppero. "Non si furono deteriorati - ha spiegato Chiamparino -. Semplicemente interrotti, non ci scambiammo più nemmeno un ciao".

Sergio Chiamparino riporta un suggerimento datogli da un suo collaboratore a proposito di Furchì: "Mi disse di conoscerlo, di lasciarlo stare e di stargli lontano". Il perché lo ha spiegato Carlo Bongiovanni, segretario di Chiamparino. "Furchì era una persona piuttosto insistente", tanto da chiedere più volte alla settimana quell'agognato posto nella Giunta comunale, magari con delega alla Cultura. Bongiovanni ha raccontato che riceveva anche quattro chiamate alla settimana, tutte con lo stesso copione. Non bastò dire a Furchì che stava esagerando, lui resisteva e rispondeva minacciando.

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