Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca Centro / Via Carlo Alberto, 39

Madonna degli Angeli, la chiesa dell'estrema unzione allo scomunicato Cavour

Tra le vie più frequentate del centro è incastonata una chiesa che sfugge spesso agli sguardi: non fu così quando qui vennero celebrate le esequie di Cavour, il conte "anticlericale" scomunicato dal papa

Tra via Cavour e via Carlo Alberto si trova la Chiesa della Madonna degli Angeli. Costruita tra 1631 e 1650 dai frati minori riformati, fu restaurata nel primo Novecento dall'architetto Carlo Ceppi, che vi aggiunse anche il campanile prima assente.

Pur essendo indubbiamente interessante dal punto di vista architettonico e artistico, non è certo tra le chiese più visitate e conosciute dai torinesi né dai turisti. Eppure, in questo luogo sacro si consumò un fatto storico tanto importante quanto sconosciuto.

Il protagonista di questa storia è Camillo Benso Conte di Cavour. Nell'immaginario collettivo, Cavour è considerato uno statista sobrio, severo, sabaudo e riservato: tutto il contrario dell'immagine che associamo a un politico ottocentesco scomunicato. Invece l'austero conte di Cavour fu scomunicato, precisamente il 26 luglio 1855 da papa Pio IX.

Sei anni prima dell'Unità d'Italia, la causa della scomunica fu la “legge sui conventi”, che soppresse tutti gli ordini religiosi che non fossero dediti all'insegnamento o all'assistenza dei malati. Dopo due anni di dibattito parlamentari, con in mezzo le dimissioni dello stesso Cavour poi richiamato nella carica di primo ministro, il Parlamento subalpino approvò la legge, molto contestata dagli ambienti clericali. E così il papa scomunicò tutti coloro che avevano votato e approvato la legge, compresi Cavour e Vittorio Emanuele II.

Lo Stato Pontificio avrebbe poi avuto a che fare con Cavour nelle trattative per annettere Roma all'Italia e togliere alla Chiesa il potere temporale, ma il politico piemontese morì all'alba dell'Italia unita, il 6 giugno 1861. La causa della morte fu un attacco di febbre, conseguenza della malaria contratta da bambino nelle risaie vercellesi, che lo colpì il 29 maggio. Le cure del suo medico non fecero effetto, e il 5 giugno fu chiamato al suo capezzale il suo amico fra' Giacomo da Poirino, sacerdote della Chiesa di Madonna degli Angeli.

Fra' Giacomo fece la comunione e l'estrema unzione a Cavour: le sue ultime parole furono “l'Italia è fatta, tutto è salvo”, le esequie che si celebrarono nella chiesa di via Madonna degli Angeli e lo statista fu poi seppellito al Castello di Santena. Quando a Roma vennero a sapere dell'atto del sacerdote, lo convocarono per comunicargli la sospensione a divinis. Nel dibattito col papa, Giacomo sostenne di aver fatto prevalere lo spirito cristiano di benedizione sulla procedura che avrebbe previsto prima un atto di pubbliche scuse di Cavour. E così gli fu impedito di confessare e praticare sacramenti, e successivamente fu dimesso dallo stato clericale. Solo nel 1884 l'ormai anziano Giacomo rinnegò la comunione fatta a Cavour in quella che oggi è via Cavour; fu perciò reintegrato da Leone XIII e morì un anno dopo.

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