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I rider torinesi fanno causa a Foodora: è la prima in Italia

Dopo le proteste, non furono più richiamati al lavoro

È iniziata a Torino la causa, la prima azione legale in tutta Italia, intentata da sei fattorini-rider contro Foodora, l'impresa più nota di consegna di pasti a domicilio. I giovani, dopo gli scioperi che risalgono circa a un anno fa, organizzati per protestare contro le condizioni di lavoro imposte da Foodora ai suoi dipendenti, non furono più chiamati al lavoro, nonostante avessero dato la loro disponibilità.

Per i ricorrenti si è trattato di un "licenziamento orale", di fatto illegittimo. Secondo gli avvocati che seguono il caso, Sergio Bonetto e Giulia Druetta, ogni tentativo di conciliazione con l'azienda è fallito e Foodora ha escluso per loro ogni possibilità di reintegro. 

I motivi della protesta alle origini

La diatriba tra i dipendenti e i vertici dell'azienda tedesca con varie sedi in Italia - e che a Torino conta 250 lavoratori - è nata circa un anno fa, in seguito al cambio della situazione contrattuale dei rider. Mentre inizialmente venivano pagati 5,60 euro all'ora, con l'introduzione delle nuove condizioni era stato stabilito il compenso di 2,70 euro a consegna (passato poi a 3,60 euro dopo le proteste, ndr). Una situazione evidentemente inaccettabile che sottintende un impiego a cottimo. E che ha scatenato l'ondata di scioperi e manifestazioni.

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