Crollo al liceo Darwin, la Cassazione conferma le sei condanne per la morte di Vito

Vito Scafidi perse la vita nel novembre del 2008 in seguito al crollo del soffitto della scuola Darwin di Rivoli. Il processo si è concluso con sei condanne per ingegneri della Provincia e per gli insegnanti responsabili per la sicurezza

Si è conclusa con il terzo grado di giudizio la vicenda giudiziaria nata dopo il crollo del soffitto del liceo Darwin di Rivoli - nel novembre del 2008 - che uccise il diciassettenne Vito Scafidi, lasciò paralizzato un suo compagno di classe e ne ferì altri sedici. La Corte di Cassazione ha confermato le sei condanne sentenziate in Corte d'Appello un anno e mezzo fa ai danni di tre funzionari per l'edilizia scolastica dell'allora Provincia di Torino e per altrettanti insegnati succedutisi nel ruolo di responsabili per la sicurezza del liceo.

Le condanne sono arrivate per Michele Del Mastro (4 anni), Sergio Moro (3 anni e 4 mesi), Enrico Marzilli (3 anni e 4 mesi), Paolo Pieri (2 anni e 6 mesi), Diego Sigot (2 anni e 2 mesi) e Fulvio Tucano (2 anni e 9 mesi).

"I magistrati hanno dato un segnale al paese", ha commentato in lacrime il papà di Vito Scafidi alla fine di cinque estenuanti ore di sentenza. "Questa è una svolta, altrimenti ognuno avrebbe continuato a fare ciò che vuole: d'ora in poi sicuramente ci sarà più attenzione, si è stabilito che chi sbaglia paga. I giudici hanno ricordato Vito nel migliore dei modi". Gli fa eco Cinzia Caggiano, la madre dello studente morto nella tragedia del liceo Darwin: "Finalmente si volta pagina. Siamo contenti, per quanto lo si possa essere dopo aver perso il nostro Vito: abbiamo avuto giustizia, anche se sapevamo di avere già perso perché non possiamo riavere nostro figlio con noi".

Dopo i fatti del 2008 fu il procuratore Raffaele Guariniello ad aprire un'inchiesta per omicidio e disastro colposo. Il processo in Corte d'Assise, concluso nel 2011, portò a una sola condanna (a Michele Del Mastro) e sei assoluzioni. Il processo proseguì in appello con la sentenza di primo grado ribaltata il 18 ottobre 2013 quando la Corte confermò la responsabilità anche di altri due ingegneri della Provincia di Torino (per uno rimase l'assoluzione) e di tre insegnanti della scuola. "Se di fronte al tempo di un quarto di secolo qui trascorso, dal 1984 al 2008, si fosse verificato lo stato di quel controsoffitto conoscibile, ispezionabile e monitorabile con il sovrastante vano tecnico, si sarebbero potute evidenziare, valutare e fronteggiare le sue gravi anomalie", si leggeva nelle motivazioni della Corte d'Appello.

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