Caserma di via Asti occupata: Terra del Fuoco lotta contro nuova speculazione edilizia

La caserma “La Marmora” è occupata dallo scorso 18 aprile da una quarantina di ragazzi che vogliono la salvaguardia della Memoria e un progetto destinato al disagio abitativo

Hanno occupata la caserma “La Marmora” di via Asti con un blitz lo scorso 18 aprile, liberandola dalle catene e dall’abbandono. Contrari alla cessione e ad una possibile speculazione edilizia, apparentemente facilitata dall'ubicazione dell'edificio in un quartiere pre-collinare di prestigio, i ragazzi dell'associazione Terra del Fuoco hanno deciso che era arrivata l’ora di dire basta e di opporsi a quello che aveva tutta l’aria di essere un calcio alla storia. Ad uno dei luoghi militari simbolo della città che in passato ha ospitato diversi corpi d’armata. Emblema della violenza nazifascista e riconvertita dopo l’8 settembre 1943 a luogo di detenzione e tortura dei sospetti oppositori al regime.

Nel dopoguerra, però, il complesso torna alle sue funzioni ordinarie, ospitando la scuola di applicazione dell'Esercito. Poi nel 2009, dopo l’occupazione dell’ex clinica San Paolo di corso Peschiera, parte della caserma viene dismessa e ristrutturata per ospitare temporaneamente i profughi provenienti dalle zone di conflitto africane. Poi il nulla e le voci di cessione. “Vendita a cui noi ci siamo subito opposti – racconta una delle occupanti -. Non è ammissibile che la memoria venga cancellata a fronte della realizzazione di appartamenti lussuosi”.

Occupazione che a quasi un mese di distanza continua, senza arretrare di un centimetro. In queste prime settimane i ragazzi di Tdf, una quarantina quelli presenti all’interno del complesso, hanno aperto il cancello della caserma ai residenti e a chiunque volesse addentrarsi tra i luoghi della Memoria, tra le carceri e le vecchie stanze oggi completamente  vuote. “Il dibattito politico degli ultimi – ha spiegato Oliviero Alotto presidente di Tdf - ha messo al centro il solo valore urbanistico-immobiliare dell'ex patrimonio del demanio militare invece che salvaguardarne il valore storico e immaginare un utilizzo finalizzato a rispondere alla grave crisi sociale che ha colpito anche Torino”. 

Nell’attesa di una risposta da parte della Città e di eventuali soggetti privati la caserma è stata rimessa a nuova. A cominciare dal cortile e dalla lapide commemorativa dei partigiani torturati dai repubblichini. Gli occupanti, da alcuni giorni, organizzano anche mostre, concerti, spettacoli, incontri. “Noi ci stiamo prendendo cura di spazi abbandonati a lungo – insiste Alotto -. Nelle celle di via Asti sono state rinchiuse e torturate centinaia di persone. E oggi noi vogliamo opporci in tutto e per tutto ad una vendita che potrebbe portare, come già accaduto altrove, ad un ennesimo abbandono”.

Ed è delle ultime ore la notizia di un tavolo di confronto per il caso via Asti. Da una parte il capogruppo di Sel Michele Curto, ai vertici di Terra del Fuoco, dall’altra il sindaco Piero Fassino, che si è detto disponibile a promuovere un tavolo di confronto tra i giovani occupanti e Cassa Depositi e Prestiti, attuale proprietaria della struttura. Un tavolo che servirà a immaginare una destinazione temporanea della struttura, magari attraverso il coinvolgimento dei sindacati. Il comitato di Terra del Fuoco ha comunque ribadito l’esigenza che il luogo sia destinato al disagio abitativo e sociale.

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