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Emergenza immigrazione a Torino, 12 tunisini accolti a Casa Acmos

La questura sabato aveva chiesto al territorio una mano per svuotare il Cie di Corso Brunelleschi. Tra le prime realtà a rispondere all'appello, Casa Acmos. I nuovi arrivati parlano solo arabo e francese, ma colgono subito il senso della comunità, e si autogestiscono. Cucinano, puliscono, aspettano

Casa Acmos è semideserta. Tutta l'associazione è occupata nei preparativi di Biennale Democrazia, che inizia domani. Altrove, si prepara l'accoglienza per i ragazzi che arriveranno a Torino. Qui, l'accoglienza è sempre pronta: anche per gli ospiti arrivati d'improvviso. Ora qualcuno di loro ascolta musica, qualcuno chiacchiera sulla soglia, qualcuno lava il pavimento della cucina. Sono dodici giovani tunisini, ospitati in risposta all'appello della questura, che sabato mattina chiede al territorio una mano, per svuotare il Cie di Corso Brunelleschi, in vista dei prossimi arrivi da Lampedusa. Oltre ad Acmos, interpella l'associazione Terra del Fuoco, le Officine Corsare, le parrocchie.

Cento persone, che hanno dimostrato di avere appoggi in Francia, ottengono il permesso di soggiorno temporaneo. Il permesso arriverà giovedì. Nell'attesa, trovano rifugio in varie strutture del privato sociale. Dopo giovedì, il loro destino è incerto: in seguito ai fatti degli ultimi giorni, potrebbero non essere in grado di passare la frontiera francese.

“Il nostro modo di declinare la pace, è l'accoglienza”, dice Diego Montemagno, responsabile della comunità. Racconta di aver aderito subito all'appello delle istituzioni, e di aver condiviso con i nuovi inquilini le regole della casa. Nessun problema, a parte la barriera linguistica: i nuovi arrivati parlano solo arabo e francese, ma colgono subito il senso della comunità, e si autogestiscono. Cucinano, puliscono, aspettano.

Raccontano le loro storie, anche. Di come sono saliti su un barcone con 1000 euro in mano, stipati fino a riempirlo. Mostrano dei video fatti col cellulare, la fatica di  un viaggio di 24 ore. Arrivati in Italia tre mesi fa, a Lampedusa, sono poi stati rimbalzati a Bari, Milano, infine Torino. L'atteggiamento è di generale fatalismo: la speranza c'è, ma giovedì è vicino. Le forze dei volontari sono scarse, in questi giorni intensi. L'associazione si sta attivando per trovare nuove risorse, perchè l'alternativa, per queste persone, è la strada.

Casa Acmos è la sede dell’associazione Acmos, nata ormai nove anni fa, nel 1999 da un gruppo di giovani provenienti da diverse esperienze di volontariato e di impegno sociale, accomunati dal desiderio di cercare insieme percorsi di solidarietà e giustizia, di partecipazione e responsabilità. Si prefigge come scopo di promuovere e sostenere l’inclusione democratica, attraverso progetti, di educazione ai valori e alla prassi che fondano la cultura della cittadinanza attiva, rivolti in particolar modo ai giovani.
 

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