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Carcere di Torino, immagine Google

Carcere di Torino, immagine Google

Micro-telefono trovato nella cella dopo un’ispezione, la denuncia

La polizia penitenziaria chiede di "schermare" gli istituti penitenziari

Ennesimo episodio critico tra le sbarre di un carcere piemontese. Dopo Ivrea è accaduto a Torino dove venerdì mattina, 8 settembre, in una cella del padiglione C è stato trovato un telefono cellulare di piccole dimensioni. Durante una perquisizione il dispositivo è stato rinvenuto in una parte superiore del blindo della cella occupata da un detenuto di nazionalità peruviana.

Spiega il Segretario Regionale per il Piemonte del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE Vicente Santilli: “A nostro avviso appaiono indispensabili, nei penitenziari per adulti e per minori, interventi immediati compresa la possibilità di "schermare" gli istituti penitenziari al fine di neutralizzare la possibilità di utilizzo di qualsiasi mezzo di comunicazione non consentito e quella di dotare tutti i reparti di Polizia Penitenziaria di appositi rilevatori di telefoni cellulari per ristabilire serenità lavorativa ed efficienza istituzionale, anche attraverso adeguati ed urgenti stanziamenti finanziari”.

Donato Capece, segretario generale del SAPPE, è netto nella denuncia: “Non ci si ostini a continuare a vedere le carceri con l’occhio deformato dalle preconcette impostazioni ideologiche, che vorrebbero rappresentare una situazione di normalità che non c’è affatto. Il sistema delle carceri non regge più. Sono state tolte, ovunque, le sentinelle della Polizia Penitenziaria sulle mura di cinta delle carceri e questo è gravissimo. I vertici dell’Amministrazione Penitenziaria hanno smantellato le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali. Mancano Agenti di Polizia Penitenziaria e queste sono le conseguenze“.
 

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