Tre anni fa le aveva rovesciato la candeggina in testa: "Sei sporca". Poi ha continuato a perseguitarla

Stalker arrestato

immagine di repertorio

L'ha seguita fino in banca, dove lei si stava recando col padre per effettuare una operazione, si è avvicinato e le ha chiesto di allontanarsi insieme per parlare. Il genitore, però, non ne ha voluto sapere di fare andare sua figlia visti i precedenti della sua relazione con l'uomo e i suoi comportamenti violenti. Infatti, al diniego puntuale è scattata la minaccia di morte, seguita dalla fuga.

I poliziotti della squadra volante hanno rintracciato lo stalker poco lontano, nel quartiere Parella dove abitano lui e la vittima. Durante la perquisizione lui è stato trovato in possesso di un grosso coltello a serramanico ed è arrestato per atti persecutori e denunciato per porto abusivo di armi.

L'episodio è avvenuto a metà giugno 2020 ed l'ultimo di un’escalation di vessazioni e di violenza subite dalla donna, un'italiana, da parte del suo ex compagno, di una decina di anni più giovane di lei, nel corso della relazione durata quattro anni e anche dopo.

Lui era già stato condannato per maltrattamenti nel 2017. La fidanzata, infatti, non poteva vestirsi in modo femminile, né truccarsi, tanto meno avere qualsiasi tipo di rapporto con persone di sesso maschile. Per prevenire i suoi attacchi di gelosia, la vittima era solita indossare solo pantaloni e t-shirt dal taglio maschile. A lui però dava fastidio anche che lei uscisse per andare a lavorare. In più di una
occasione, le ha usato violenza per impedirle di raggiungere il posto di lavoro.

L’episodio più significativo era avvenuto tre anni fa, quando lui l'aveva picchiata colpendola in testa e causandole una commozione cerebrale e le aveva gettato della candeggina sempre in testa dicendole “sei sporca”. Per l'accaduto lui era stato arrestato e quello era stato l'episodio che aveva convinto definitivamente lei a lasciarlo trasferendosi dai genitori.

Ma lui non si era rassegnato e aveva iniziato a importunarla, pedinandola e costringendo il padre ad accompagnarla in ogni suo spostamento, telefonandole fino a 40 volte al giorno da diverse utenze, rubandole le credenziali di accesso agli account social, postando delle loro foto intime, ordinando cibi e altro con gli estremi della carta di credito di lei, portando corrieri a citofonarle a tutte le ore a casa nel periodo del lockdown.

Quando la ragazza si era reca, recentemente, dalla nonna ammalata, per prestarle assistenza notturna, lui in piena notte lui aveva bloccato il pulsante del citofono con degli stuzzicadenti per impedirle di riposare. Lei e il padre avevano poi trovato le gomme delle auto bucate e della vernice sui parabrezza.

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