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Dal Marocco a Hollywood, il leggendario cammino del Monviso

Da millenni punto di riferimento per mezzo Piemonte, il monte visibile da Torino è al centro di un intreccio tra storia e leggenda che ne fa una "montagna viaggiatrice"

Nelle giornate senza nuvole, quando il cielo è terso e la cappa di umidità e smog è spazzata via dal vento, guardando in direzione sudovest da Torino sembra che il Monviso sia alle porte della città.

Con il suo profilo piramidale e la sua cima che ne fanno la vetta più alta delle Alpi Cozie (3841 m), è da migliaia di anni un punto di riferimento per tutto il basso Piemonte occidentale: del resto il suo nome antico, Mons Vesulus, deriva da una radice etimologica indoeuropea “ves” che indica appunto le alture; in pratica il significato di Monviso è “monte visibile in alto”.

La sua visibilità ne ha fatto inevitabilmente un riferimento perfetto per i viaggiatori di ogni epoca, ma anche per leggende antiche e moderne, due delle quali connesse in modo molto particolare con il suo essere “la montagna dei viaggiatori”.

LA STORIA – Nei libri di storia antica, il Monviso è legato soprattutto a un episodio molto noto: l'attraversamento delle Alpi di Annibale, a capo di 30.000 soldati di Cartagine, 15.000 cavalli e persino 37 elefanti. Nel 218 a.C. il comandante cartaginese stava attaccando Roma per quella che fu nominata la seconda guerra punica: radunò un enorme esercito, così grande da non poter attraversare lunghe distanze via mare, e così dalla Tunisia passò a piedi fino in Marocco, attraversò lo Stretto di Gibilterra e poi dalla Spagna superò i Pirenei fino in Gallia e poi le Alpi per entrare in Italia. Di questa titanica impresa (anche se poi la guerra fu vinta da Roma) non si conosce il percorso, ma il punto più probabile per quanto riguarda l'attraversamento alpino è il Colle delle Traversette, ai piedi del Monviso: è qui che, come riportano gli storici antichi (e anche Petrarca) Annibale avrebbe fatto accendere un enorme falò per scaldare le rocce, su cui furono poi versate pentoloni di aceto bollente che “sciolsero” le rocce rendendo più facile picconarle per creare un valico. A suffragare questa ipotesi anche il ritrovamento, qualche anno fa, di enormi quantità di letame nei pressi del valico risalenti al 200 a.C., probabilmente derivante dagli escrementi dei cavalli al seguito dell'esercito cartaginese.

LA LEGGENDA AFRICANA – Non si sa se il passaggio di Annibale abbia influito, ma sul Monviso si racconta un'antica leggenda che ha a che fare con il Nord Africa. Secondo questa leggenda, in un'epoca remota il Monviso si trovava nella catena montuosa dell'Atlante, in Marocco. Atlante, il titano che secondo i Greci era stato costretto a reggere il mondo sulle spalle e che sarebbe poi stato trasformato da Perseo nella catena montuosa, ordinò al Monviso di andarsene da lì per sgravarlo un po' dell'enorme peso. Vesulus iniziò allora le sue peregrinazioni, finché arrivò alle Alpi Cozie, tra Liguria e Piemonte. Il posto gli piacque e il Monviso decise di fermarsi qui per sempre, in una posizione da cui può osservare tutto ed essere osservato da tutti.

LA LEGGENDA HOLLYWOODIANA – Molto più recente è invece una leggenda che porta il Monviso fino a Hollywood, e precisamente negli studi della casa di produzione cinematografica e televisiva Paramount. Alcuni anni fa, ci fu una denuncia di un gruppo di storici e scrittori secondo cui il monte nel logo della Paramount sarebbe proprio il Monviso (ma secondo altri il Cervino), che sarebbe stato disegnato da un operaio piemontese nel 1914 per i vertici della casa cinematografica. La versione ufficiale più volte ribadita dalla Paramount è che il logo deriva dal disegno del fondatore William Wadsworth Hodkinson, ma considerati i precedenti non ci sarebbe da stupirsi se il Monviso fosse giunto fino in America.

Nella foto (Fulvio314) il Monviso visto dal Cuneese

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