Cronaca San Paolo / Piazza Marmolada

Un pezzo di storia in piazza Marmolada: rifugio antiaereo intatto scoperto dalle ruspe

Nemmeno gli operai ci credevano quando lo hanno scoperto. Nel cantiere per il nuovo giardinetto di piazza Marmolada è spuntata una botola che porta a venti metri di profondità. Una porta a decompressione svela una storia lontana 80 anni

In superficie le ruspe stanno dando nuova vita alla piazza, ma è sotto quell'asfalto gettato pochi mesi fa che è stato scoperto un pezzo di storia rimasto celato fino ad oggi. Un rifugio antiaereo in piazza Marmolada, proprio di fianco a quel terreno usato come parcheggio per le auto per diverso tempo e quindi calpestato ogni giorno da centinaia di persone. Ma nessuno si poteva accorgere di nulla. La scoperta è stata fatta invece a fine giugno dagli operai che ogni giorno lavorano in quel punto. Lì, dove prima c'era solo della vegetazione incolta, sorgerà un parco adibito al fitness e al gioco dei bambini. Almeno questo era quello che prevedeva il progetto iniziale.

Il rifugio è rimasto intatto per tutti questi anni: quasi 80. Scendere nella botola e ritrovarsi in mezzo al buio più totale - negli anni '40 le lampadine che ora sono solo vecchi cimeli funzionavano - fa tornare indietro di tantissimi anni. La storia della Seconda Guerra mondiale si para davanti agli occhi nei punti illuminati dalla torcia. Una storia fatta di bombardamenti e di giorni nascosti sottoterra. Si scendono alcuni gradini ancora solidi, in un cunicolo stretto e molto basso, e ci si trova a quasi venti metri di profondità. Una porta a decompressione che fa invidia a quella dei caveau delle banche apre la strada a due grandi stanze in cui le persone si rifugiavano in attesa che terminasse il lancio delle bombe. Gli stanzoni ospitavano fino a 200 persone.

Andando ancora avanti ci si trova davanti ad una sorta di separè: dietro c'è un gabinetto e ancora oltre un lavandino con uno specchio vicino. Ma è nell'ultima stanza percorribile che si cela il pezzo di storia più impressionante. Quelle che sembrano solamente due biciclette - o quel che resta di due biciclette arrugginite - è in realtà un tandem che veniva utilizzato per creare energia elettrica e per far arieggiare tutto il rifugio. Oltre non si può andare anche se due porte aprivano le strade a due cunicoli, ormai crollati e inaccessibili.

La storia dovrà ora fare i conti con il presente. Sopra il rifugio c'era la Materferro della Fiat, società nata nel 1917 ed operativa nel settore ferrotranviario. Quello doveva essere il luogo di protezione dei lavoratori della ditta. Sicuramente non verrà chiuso, come ci conferma l'ingegner Renzo Petrarca, il direttore dei lavori del cantiere. Un luogo di storia così va protetto e reso fruibile a tutti. Ora toccherà al comune di Torino deciderne il futuro.

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