Bugie, gale o gasse: come si chiamano in Piemonte i dolci di Carnevale

In questi giorni di Giovedì Grasso e Martedì Grasso, ecco il dolce più amato e i suoi nomi da Torino al resto d'Italia

Immagine di repertorio

Tra febbraio e marzo, a Torino è quasi impossibile trovare una panetteria, pasticceria, gastronomia o anche supermercato che non venda i tipici dolci di Carnevale (martedì grasso quest'anno è il 28 febbraio).

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Farina, uova, burro, zucchero, scorza di limone: l'impasto si stende e si frigge a strisce (o altre forme) tagliate con la rotella e poi un po' di zucchero a velo sopra.

Esiste anche la versione ripiena di questo dolce: marmellata, crema di nocciola, cioccolata, Nutella e crema pasticcera sono le farciture più apprezzate in questo caso.

Tutti conosciamo, e quasi tutti amiamo questi dolci, il punto è: come si chiamano? Bugie è il nome più diffuso a Torino, ma altrove in Piemonte vengono definite anche frisole, gale o gasse. E poi in una città come Torino, dove all'eccellente gastronomia locale negli ultimi decenni si sono unite moltissime prelibate influenze dai gusti del Sud Italia, non è raro trovare un vassoio di bugie (in piemontese busie) chiamato con un altro nome: frappe, sfrappole, chiacchiere, cenci, fiocchetti, guanti, maraviglias o merveilles, cunchiell, sfinci e chi più ne più ne mangi...

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