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Cronaca Centro / Via Milano, 18

La versione del patrigno accusato di omicidio: "Io e Fatima stavamo giocando, non l'ho fatto apposta"

Il suo avvocato ha chiesto la scarcerazione, ma la procura ha ribadito che è necessario tenerlo in carcere

Un gioco finito male e, quindi, un omicidio colposo e non volontario, sia pure con dolo eventuale, come invece sostengono la polizia e la procura che lo hanno incarcerato. Questa la versione dei fatti fornita oggi, sabato 15 gennaio 2022, nel corso dell'udienza di convalida del fermo disposto dal pm Valentina Sellaroli (che ha chiesto la conferma della misura cautelare), da Mohssine Azhar, 32enne marocchino accusato di avere ucciso, facendola cadere dal quinto piano del palazzo di via Milano 18 a Torino, la figlia della sua compagna, Fatima Skika, di appena tre anni, la sera di giovedì 13. La bambina era poi morta la mattina successiva. 

"Stavo facendo un gioco con mia figlia - ha raccontato, assistito dall'avvocato Alessandro Sena che ha chiesto la sua scarcerazione, in quanto non sussisterebbe nessuno dei presupposti di legge per tenerlo in carcere -, quello che la fai volare in aria e la riprendi. Stavamo salutando la mamma che era rimasta sull’altro balcone, ma mi è scivolata dalle mani". Azhar era ubriaco ed era in casa con un altro uomo, mentre la compagna (i due vivono in appartamenti separati) si trovava al quarto piano. "È stata colpa mia - ha aggiunto - ma certamente non volevo ucciderla né avrei pensato di poterlo fare".

A decidere se tenere Azhar in carcere sarà il giudice Agostino Pasquariello, davanti a cui si è tenuta l'udienza. Per il momento si è riservato la decisione. "Per me Fatima era come una figlia - ha aggiunto in conclusione -. Le volevo bene". L'uomo ha poi chiesto di parlare con la madre della bambina. Proprio la mattina di giovedì 13 era stato condannato a otto mesi di carcere per il possesso di droga a fini di spaccio. La sera, invece, era completamente ubriaco e quando era arrivata la polizia aveva inveito contro gli agenti.

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