Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca Centro / Corso Palestro

Biblioteca comunale di Torino, la prima “vera” biblioteca pubblica d'Italia

Merito di un editore in particolare, che volle realizzare una teoria

A Torino le biblioteche civiche o comunali sono 19, sparse in tutti i quartieri di Torino: quella più a nord è la “Don Lorenzo Milani” in via dei Pioppi 43, Falchera; quella più a sud del territorio comunale è nel Mausoleo della Bela Rosin in strada del Castello di Mirafiori; l'unica sul lato destro del Po è la Alberto Geisser in corso Casale 5. Ecco la mappa interattiva di tutte le biblioteche civiche torinesi, con informazioni e orari:

Anche tra chi frequenta di più le biblioteche di Torino (soprattutto studenti, ricercatori, professori e appassionati bibliofili), in un'epoca di digitalizzazione che ha portato le biblioteche della città ad avere non solo l'accesso in rete ai libri da prendere in prestito, ma anche circa 385.000 titoli e volumi di ogni genere consultabili direttamente dall'archivio online, sono pochi coloro che conoscono un importante primato che Torino può vantare nella diffusione della cultura nella società.

La biblioteca comunale di Torino inaugurata il 22 febbraio 1869, infatti, è la prima vera biblioteca pubblica realizzata in Italia ,per come la intendiamo oggi e per come ne usufriamo da decenni nelle sedi distaccate in ogni quartiere (e per i prossimi sei mesi anche in tre nuovi luoghi insoliti).

Con questo non si intende la più antica: la Biblioteca Nazionale Universitaria (o semplicemente la Nazionale) di piazza Carlo Alberto, per esempio, affonda le sue origini nella biblioteca regia istituita da Vittorio Amedeo II nel 1723, quasi un secolo e mezzo prima della biblioteca civica. Questa fu fondata su iniziativa di Giuseppe Pomba, tipografo ed editore dal 1815 al 1850 e consigliere comunale dal 1848 all'anno della sua morte, il 1876.

Già nel maggio 1855, Pomba aveva scritto al sindaco Giovanni Notta e ai colleghi consiglieri, evidenziando la necessità che la Città si dotasse di una propria biblioteca, “aperta in quelle ore in cui l’artista ed il manifatturiere possono più facilmente frequentarla” e che fosse dotata di tutte “le opere moderne d’uso generale”: Pomba era convinto che la biblioteca sarebbe divenuta un utilissimo strumento per tutti i cittadini, anche in età matura, desiderosi di studiare e di migliorare la propria condizione culturale attraverso scuole serali o la lettura in generale.

Per il reperimento dei fondi necessari a trovare una sede e i libri, Pomba propose l’apertura di una sottoscrizione volontaria tra i cittadini, sia in libri sia in denaro, visti gli scarsi fondi del Comune che da un lato aveva speso per le guerre di indipendenza, dall'altro si preparava a diventare capitale d'Italia e quindi necessitava di adeguati lavori urbanistici. Il municipio istituì tre differenti Commissioni (nel 1855, nel 1863 e nel 1865) proprio per valutare l’opportunità della creazione di una biblioteca: dopo ripetuti rinvii e alcune sospensioni, il Consiglio comunale nella seduta del 7 gennaio 1866 deliberò finalmente l’istituzione della Biblioteca. Dopo tre anni di lavori, la sala di lettura al primo piano del Palazzo Civico fu aperta all’uso pubblico e Pomba, nominato bibliotecario onorario, ebbe l’onore di pronunciare il discorso inaugurale.

Le donazioni portarono in un paio di decenni i 20.000 volumi originari a quadruplicarsi fino a 80.000 e ad aumentare sempre di più, finché nel 1929 la biblioteca fu trasferita in corso Palestro angolo via della Cittadella.

Similmente a quanto successe anche alla biblioteca nazionale, anche quella civica fu colpita dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale: quello tra 7 e 8 agosto 1943 distrusse l'edificio, ma fortunatamente la maggior parte dei libri si salvò e fu trasferita insieme a tutti i volumi del Comune fuori città, dove tornarono grazie a una delibera della giunta comunale del 13 giugno 1945. La sede, nello stesso luogo di quella precedente, fu inaugurata (dopo un trasferimento temporaneo a Palazzo Carignano) il 3 novembre 1960, alla presenza del presidente della Repubblica Gronchi. E solo da poche settimane la sede della biblioteca di Torino Centro si è trasferita a Palazzo Siccardi.

Grazie all'impegno di Pomba, e alle donazioni che torinesi più o meno agiati e nobili hanno fatto, la biblioteca comunale di Torino ha realizzato per la prima volta in Italia la teoria, nata a metà Ottocento in Gran Bretagna, di creare biblioteche i cui tre caratteri fondanti fossero la completa accessibilità garantita a tutti i cittadini, l’istituzione e il funzionamento a totale carico della finanza pubblica locale, la creazione di “un archivio di memorie relative alla città”. Appunto quello che oggi intendiamo normalmente per biblioteca pubblica, ma che in Italia fu messo in pratica per la prima volta proprio a Torino.

(Nella foto in alto, la facciata prospiciente via della Cittadella decorata con un’opera dello scultore Franco Garelli raffigurante, nei bassorilievi, le lettere dell’alfabeto. Foto di Alessandro Bosio, licenza Creative Commons)

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