Cronaca

Bengalesi raggirati in provincia, il caso arriva in Parlamento

L'imprenditore e i suoi complici avevano fatto leva sulla disperazione dei bengalesi per farsi consegnare 2 mila euro da ciascuno di loro promettendogli un posto fisso. Dopo aver preso i soldi non ha mantenuto la promessa

Arriva in Parlamento la vicenda dei 130 bengalesi, residenti nei comuni piemontesi di Carmagnola, Ceresole d'Alba e Caramagna, raggirati la scorsa primavera da un imprenditore italiano. Sel ha presentato un'interrogazione alla Giunta regionale del Piemonte e alla Camera

L'uomo, con la scusa di dare loro un posto fisso e di farli diventare soci di una cooperativa poi realmente istituita a Bergamo ma presto sciolta, si è fatto dare circa 2.000 euro da ciascuno di loro. Con i suoi complici sono riusciti nell'intento facendo leva sulla disperazione dei bengalesi, alcuni dei quali avevano già un lavoro, magari precario, ma che permetteva loro di avere il permesso di soggiorno. Altri erano disoccupati, altri ancora, una trentina, erano arrivati appositamente dal Bangladesh.

I 130 bengalesi attualmente sono tutti senza lavoro e in buona parte residenti nei tre comuni grazie all'aiuto di volontari e delle stesse amministrazioni che si sono fatte carico di alcuni costi. Ma ora la situazione, seguita da vicino dall'Asgi (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione) si è fatta insostenibile, sottolinea Sel che chiede alla Regione e al Parlamento cosa si intenda fare per cercare una soluzione.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Bengalesi raggirati in provincia, il caso arriva in Parlamento

TorinoToday è in caricamento