Cronaca

Nosiglia contro la sentenza delle ‘due madri’: “Di mamma ce n’è una sola”

Per l’Arcivescovo di Torino la sentenza emessa dalla Corte d’Appello è preoccupante e sbagliata. “Manca un vero contesto familiare”, ha argomentato Nosiglia

Fa discutere la sentenza della Corte di Cassazione che ha autorizzato la trascrizione nel registro comunale anagrafico di un bambino e delle sue “due mamme”. Il caso fa riferimento a quanto vi avevamo raccontato ieri: una donna italiana e la sua partner spagnola hanno dato alla luce un figlio grazie all’inseminazione eterologa fatta a Barcellona, diventando “madre A” e “madre B” per la legge spagnola. Qui in Italia però funziona diversamente. Questo almeno fino alla sentenza d’appello che ha ribaltato quella di primo grado che aveva dato torto alle due donne-mamme.

Una decisione che ha trovato in disaccordo completo l’Arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia. “La crescita di questo bambino - ha affermato - avverrà in una situazione dove si incrociano diverse, obiettive difficoltà, legate in particolare all'assenza di un vero contesto familiare”. Quella che si è venuta a creare è descritta come una situazione “al limite” che crea un paradosso giuridico ed esistenziale che rischia di portare il bambino a pagarne le conseguenze.

Tutela della persona più debole: in entrambi i gradi di giudizio questo è stato il nodo cruciale, solo che è stato giudicato in due modi diversi. “È augurabile che l'affidamento congiunto alle due ‘mamme’ stimoli il reciproco senso di responsabilità degli adulti in questione - sottolinea l’Arcivescovo -, ma non si può non rilevare che proprio il merito della vicenda giudiziaria si caratterizza per le ‘assenze’ di vari presupposti: l'assenza di figure materne e paterne chiare, riconoscibili e ‘presenti’; l'assenza di un contesto sociale, culturale e normativo che metta in esplicito collegamento i diritti degli ‘individui’ con i doveri dei genitori e dei cittadini”.

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