Bimba epilettica, il centro estivo che frequenta da 3 anni la respinge

La vicenda

immagine di repertorio

Respinta dal centro estivo perché epilettica. E' quanto accaduto a una bambina di sette anni residente in città e, di conseguenza, a suo fratello maggiore, che hanno dovuto rinunciare all'iscrizione all'attività ricreativa in quanto la direzione non se l'è sentita di accogliere una partecipante che ha la potenziale necessità di un intervento medico urgente.

A denunciare, in modo molto composto, l'accaduto, è il padre dei due bambini: "I miei figli frequentano il centro estivo dei Ronchi Verdi, con cui non abbiamo mai avuto un problema e anzi non possiamo fare altro che elogiare, sono persone eccezionali. Ci appoggiamo a loro durante tutto il periodo estivo. Purtroppo, però, chiude per un periodo ferie e quindi ogni anno dobbiamo iscrivere temporaneamente i nostri figli a un secondo punto di appoggio".

E proprio con quest'ultimo, il Ch4 che si trova nella zona del Lingotto, sono nati i problemi. "Premetto - racconta ancora il papà - che mia figlia ha sette anni e da tre non ha avuto alcun tipo di crisi. Tuttavia, nel caso questo accadesse è necessario un intervento per somministrarle immediatamente un farmaco. Le eventuali crisi, tuttavia, sono assolutamente gestibili. Negli anni precedenti da parte di questo centro estivo non avevamo avuto nessun tipo di perplessità ad accoglierla. Ci siamo rivolti l'ultima volta a loro per le vacanze di Pasqua. Quest'anno, invece, dopo un giorno che abbiamo fatto la richiesta e ritirato i cappellini e l'altro materiale ci hanno detto che l'iscrizione non era possibile".

Per i due genitori, che lavorano entrambi a tempo pieno, il problema principale è stato proprio spiegare ai loro bambini che c'era qualcuno che non li voleva. "Fortunatamente - prosegue il genitore - abbiamo trovato un terzo centro estivo, la Sisport, che li ha accolti senza problemi".

Una riflessione conclusiva. "Quello che ci ha ferito - conclude il padre - come genitori di una bambina con delle caratteristiche 'importanti' è essere rifiutati da una struttura che si propone come punto di accoglienza per tutti. Se non prendono chi ha una semplice necessità di un farmaco dovrebbero mettere un cartello, come succede a volte per i cani. Penso che lo abbiano fatto per allontanare qualsiasi tipo di responsabilità, ma allora lo stesso discorso, se si ragiona in questo modo, può finire per valere per altre categorie di persone. In secondo luogo, una struttura che offre un servizio pubblico a pagamento, a maggior ragione per bambini, dovrebbe comunque essere dotata di un sistema di primo intervento. E in più siamo basiti dal fatto che la conoscessero da tre anni".

Il Ch4 ha risposto sulla vicenda a Repubblica confermando l'impossibilità di ospitare la bambina "a meno che non abbia un accompagnatore autorizzato a somministrare farmaci". "Noi non possiamo farlo -spiega il responsabile al quotidiano nazionanale - e anche in caso di urgenze siamo tenuti a contattare il 118 perchè i nostri educatori sono abilitati solo a intervenire per le allergie alimentari".

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