Morto dopo aver ingerito candeggina, per l'autopsia è broncopolmonite

Il figlio della vittima: "Le analisi confermano i nostri dubbi. Nei giorni successivi all'ingestione di candeggina, infatti, mio padre aveva completamente perso la capacità di deglutire"

Casa di cura

"L'uomo è morto per polmonite ab ingestis probabilmente causata dall'ingestione di candeggina. Per gli ulteriori dettagli attendiamo gli esami istologici anche se non è chiaro perchè la vittima non sia stata immediatamente sottoposta alle cure e siano trascorsi diversi giorni prima del suo ingresso in ospedale". Sono queste le parole del pm Giuseppe Drammis all'indomani dell'autopsia disposta sul corpo di Emiliano Gaudio, il 78enne malato di Alzheimer morto dopo 15 giorni di agonia dopo che qualcuno gli ha fatto presumibilmente ingerire della candeggina.

La polmonite ab ingestis è una broncolpolmonite che si sviluppa a causa dell'ingresso di materiali estranei nell'albero bronchiale ed è spesso generata da una incapacità di deglutizione corretta: "Le analisi confermano i nostri dubbi - afferma il figlio della vittima, Andrea Gaudio -. Nei giorni successivi all'ingestione di candeggina, infatti, mio padre aveva completamente perso la capacità di deglutire". Ciò che rimane un mistero è perchè l'anziano non sia stato immediatamente sottoposto a una lavanda gastrica o trasferito presso una struttura ospedaliera idonea. 

Il fatto risale agli ultimi giorni di settembre. La moglie della vittima era andata a far visita al marito ricoverato nella casa di cura Anni Azzurri di Volpiano da circa nove mesi. Da subito la donna aveva riscontrato alcune anomalie nelle condizioni del congiuge e scoperto alcune macchie di candeggina sugli indumenti del paziente, all'altezza del petto. Secondo i famigliari della vittima all'anziano era stata - forse per sbaglio - somministrata della candeggina al posto dell'acqua, candeggina che l'uomo, malato di Alzheimer non avrebbe comunque potuto procurarsi autonomamente. Prima del ricovero all'ospedale di Chivasso e malgrado il peggiorare delle condizioni cliniche della vittima, la casa di cura avrebbe atteso, tuttavia, 15 giorni ed è su questo dettaglio che si stanno concentrando le indagini della procura e su cui i legali della famiglia - gli avvocati Renato e Ludovica Ambrosio - stanno ponendo la loro attenzione: "Vogliamo sapere perchè mio padre  è stato trasferito in ospedale solo dopo che ha cominciato a vomitare sangue - lamenta il figlio Andrea -. Il suo non è stato l'unico caso in quella casa di cura".

A fornire maggiori dettagli saranno, tuttavia, gli esiti degli esami istologici: al momento è stato dato il nullaosta per procedere alle esequie del defunto.

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