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Allarme rifiuti:149mila tonnellate dalla Liguria, ma il Gerbido è sotto controllo

L'articolo 35 prevede, tra l'altro, l'aumento delle capacità di smaltimento dell'inceneritore del Gerbido. L'approvazione è prevista per la giornata di oggi

Dodici nuovi inceneritori sul territorio italiano e un aumento della capacità di produzione dell'energia (quindi di smaltimento) degli inceneritori già operativi. E' ciò che sta scritto nel famigerato articolo 35 del decreto Sblocca Italia, articolo che ha mandato letteralmente in escadenscenza non solo Legambiente, ma anche numerose associazioni ambientaliste che ieri sera, poco dopo le 18.00, hanno presidiato il palazzo della Regione Piemonte. I promotori della manifestazione hanno consegnando al presidente della conferenza Stato-Regioni Sergio Chiamparino un documento tecnico-legale da usare per impugnare l'articolo 35, così come ha già fatto la Lombardia, contraria ad accogliere ondate di rifiuti da altre regioni.

Sì, perchè ill decreto attuativo dell'articolo 35 - che dovrebbe essere approvato dalla Conferenza Stato-Regioni proprio oggi - porterebbe non solo alla costruzione di nuovi inceneritori, ma anche a un aumento delle capacità di smaltimento di quelli già esistenti. In parole povere? Più rifiuti in arrivo da altre regioni d'Italia. Un andirivieni, quello della spazzatura, già di dimensioni allarmanti dato che l'inceneritore del Gerbido - solo nel 2014 - ha smaltito ben 400mila tonnellate di pattumiera. Colpa delle regioni che non sono in grado di smaltirla, del tutto o in parte, e la girano a quelle che, invece, dispongono di impianti di trattamento in grado di ottemperare a questa necessità. Un vero business per queste ultime dato che smaltire il pattume di altre regioni ha, per queste ultime, un costo non indifferente. E' il caso della Liguria che - nell'arco di quest'anno - porterà in Piemonte ben 149mila tonnellate di rifiuti al prezzo di 110 euro a tonnellata. Un bel modo per rimpolpare le casse delle aziende impegnate nella filiera di smaltimento rifiuti e di quelle della Regione, ormai orientata nell'applicare l'ecotassa per la quota di pattume che finisce nell'inceneritore del Gerbido.

"I quantitativi da bruciare in nuovi impianti sono sovrastimati dal governo perché sono calcolati su un obiettivo del 65% di raccolta differenziata già ampiamente superato in diverse regioni- affermano da Legambiente -. Il decreto è frutto della sommatoria delle singole richieste delle aziende di gestione dei rifiuti, soprattutto delle multiutilities del Nord, che ancora non hanno capito che in questo Paese il vento è cambiato e che non c’è più spazio per nuovi inceneritori. Ci sarebbe invece bisogno di tanti impianti che non ci sono e che servirebbero ai cittadini e alle loro tasche".

Intanto, secondo la Trm, società che si occupa di gestire l'inceneritore del Gerbido, le emissioni esalate negli ultimi mesi sarebbero di gran lunga inferiori ai limiti autorizzati, "a riprova della sostenibilità ambientale del termovalorizzatore".

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