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Da bene delle mafie a spazio per gli alcolisti: la rinascita di un appartamento

Un appartamento in centro, appartenuto a Placido Barresi, esponente della criminalità organizzata, oggi viene gestito dall'Associazione Aliseo, impegnata nella lotta all'abuso di alcol

Sono passati 12 lunghi anni, ma oggi un altro bene della criminalità organizzata è ritornato nelle mani della cittadinanza. E' un appartamento nel centro di Torino, appartenuto a Placido Barresi , oggi gestito dall'Associazione Aliseo, impegnata nella lotta all'abuso di alcol.

Il nome di Barresi evoca un pezzo di storia di criminalità organizzata in Piemonte. E' considerato dagli inquirenti una colonna portante della mala regionale, quella che nacque con i catanesi e lasciò il campo alla 'ndrangheta di origine calabrese. Placido Barresi sembra essere l'anello di congiunzione tra queste due realtà: di origine catanese ma organico alla criminalità organizzata calabrese. Il suo legame di parentela con Domenico Belfiore (sono infatti cognati), riconosciuto il mandante dell'omicidio del Procuratore della Repubblica di Torino Bruno Caccia e tra i massimi e tra i capi della 'ndrangheta sotto la Mole, lo portò ad essere riconosciuto organico al sodalizio criminale che tra Torino e provincia riuscì a gestire in modo monopolistico ampi settori dell'illecito.

Barresi fu coinvolto nel processo per individuare i responsabili dell'omicidio Caccia, ma una perizia balistica lo scagionò dichiarandone l'estraneità al delitto.

Molti, però, i reati commessi. Proprio per il suo curriculum criminale lo Stato ha deciso di confiscare l'appartamento, acquistato con denaro proveniente da attività illecite.

Oggi è nelle mani dell'associazione Aliseo, attiva da quasi 25 anni – collegata al Gruppo Abele – impegnata al contrasto di abuso di alcol: dalla prevenzione rivolta ai giovani del territorio all’accoglienza e al trattamento di chi ha problemi di dipendenza e decide di intraprendere un percorso di remissione dall’alcol.

La struttura verrà utilizzata da persone dipendenti in fase di riabilitazione. L'importanza di uno spazio simile è stato sottolineato da Beatrice Scolfaro, presidente dell'associazione : “chi ha avuto problemi di questo tipo spesso fatica a ricreare intorno a sé una rete di relazioni, e a trovare uno spazio in cui sentirsi accolto”.


Fondamentale il ruolo giocato da Libera per raggiungere la confisca definitiva del bene e l'assegnazione. L'associazione antimafia ha collaborato fianco a a fianco con le istituzioni per superare i molti ostacoli che si sono presentati lungo il cammino e trovare un progetto che potesse finalmente restituire a tutti i cittadini un bene di proprietà delle mafie.

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