Sabato, 18 Settembre 2021
Cronaca

Truffa milionaria per il "Quizzone": in sei finiscono in manette

Il "Quizzone" prometteva vincite facili con domande banali: peccato che le chiamate per partecipare costassero 15 euro al minuto. Una truffa da 9 milioni che è stata scoperta dalle Fiamme Gialle

15 euro al minuto per una telefonata: tanto costava chiamare un numero telefonico per rispondere a dei quiz televisivi con risposte facilissime, per poter abbindolare più persone possibili. Una tecnica che avrebbe fruttato 9 milioni di euro ad una società con sede a Napoli e con call-center a Torino. La guardia di Finanza, che ha scoperto il sistema, ha arrestato sei persone per associazione per delinquere finalizzata alla truffa, bancarotta, emissione di fatture per operazioni inesistenti e riciclaggio; attualmente un’ultima persona è ricercata.

Gli arresti sono avvenuti in Lombardia e Piemonte: per sei persone sono state emesse delle ordinanze di custodia cautelare, di cui cinque in carcere e una agli arresti domiciliari. L’indagine, svolta dalle Fiamme Gialle di Orbassano e dalla Polizia giudiziaria del Nucleo Polizia Tributaria di Torino, si è concentrata sulla Csc Srl, che avrebbe promosso tramite emittenti televisive private (risultate estranee ai fatti) un concorso a premi chiamato il “Quizzone”. Nome semplice, domande semplici: cadere nella trappola era facile. Chi voleva partecipare, doveva chiamare un numero “899” che – a insaputa della persona che effettuava la chiamata – prevedeva una tariffazione di 15 euro al minuto. Ma l’attesa per prendere la linea erano lunghe, e alla fine la comunicazione veniva interrotta. Il concorrente rimaneva con le pive nel sacco, e la società incassava: ben 9 milioni di euro in tre anni. Proventi illeciti che sono stati fatti transitare nei conti personali o trasferiti all’estero.

Nell’indagine sono emersi anche episodi di usura ed estorsione: per gli investigatori, uno degli arrestati, Maurizio D., avrebbe prestato somme di denaro a conoscenti con tassi di interesse anche del 70%, senza esitare a ricorrere alle minacce per chiedere la restituzione della somma.

In carcere sono finiti Maurizio D., Costantin P., Francesco Maria R., Alessandro C. e Paolo P. A Giuseppe C. sono stati concessi i domiciliari. Due arrestati sono commercialisti (padre e figlio): avrebbero ideato una rete di società svizzere e polacche che, con un sistema di fatturazioni false, avrebbero consentito alla Csc di documentare i costi (fittizi) tali da giustificare il trasferimento dei proventi illeciti all’estero (specialmente in Svizzera e a San Marino). Ma il controllo ha permesso di constatare che le società straniere erano prive di ogni tipo di struttura, ed erano finalizzate a fatturare nei confronti di Csc.

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