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Il locale della vecchia attività di Patrizio Piatti, in via Rossana 24

Il locale della vecchia attività di Patrizio Piatti, in via Rossana 24

Scoperti autori e mandanti dell'omicidio di Patrizio Piatti, cinque arrestati

L'orafo di via Rossana era stato trucidato nel giugno 2015 nella suo garage, a Monteu Roero. Si era rifiutato di consegnare il suo tesoro accumulato in modo illecito

Risolto, dopo quasi un anno e mezzo, l'omicidio dell'orafo Patrizio Patti, ucciso con un colpo di pistola in testa nel corso di un tentativo di rapina nel garage della sua abitazione a Monteu Roero (Cuneo) all'alba del 9 giugno 2015. L'uomo, che aveva 65 anni, aveva vissuto a lungo a Torino e aveva la sua attivià imprenditoriale in via Rossana 24, in borgo San Paolo. Cinque persone sono state arrestate.

Si tratta di Emanuele Sfrecola, 65 anni, Salvatore Messina, 50 anni (già detenuto per altre cause), Francesco Desi, 46 anni, Giuseppe Nerbo, 29 anni (sfuggito per ora all'arresto), e Giancarlo Erbino, 60 anni.

Le operazioni sono state eseguite dai carabinieri del comando provinciale di Cuneo (compagnia di Bra) e del Ros di Torino in Piemonte, Lombardia e Sicilia su ordine di custodia cautelare spiccato dal gip Giorgio Morando del tribunale di Asti su richiesta del pm Francesca Dentis. Eseguite anche numerose perquisizioni.

Secondo le indagini si trattò di un tentativo di rapina di cui sono stati individuati mandanti e autori materiali. In particolare, alla luce di sopralluoghi, testimonianze, identikit, ricoscimenti fotografici, analisi dei tabulati delle celle telefoniche, intercettazioni telefoniche e ambientali e analisi delle immagini delle telecamere della zona, è stato accertato come la vittima fosse anche un importante ricettatore di gioielli e orologi di valore, tanto da nascondere, all’interno della propria abitazione, 295mila euro in contanti, nonché gioielli ed oro per un valore di un milione e mezzo di euro, tutti di provienienza illecita.

Erbino, che gestisce un'attività orafa insieme alla moglie 56enne (indagata a piede libero per il delitto in quanto non sono state riscontrate responsabiltà evidenti a suo carico), è risultato tra i fornitori della vittima ed in particolare dei gioielli che erano in suo possesso. La coppia era anche debitrice di una consistente somma di denaro.

Il mandante sarebbe dunque Erbino, che avrebbe organizzato la rapina per ripianare il debito. A tale scopo, con la collaborazione di Nerbo, avrebbe assoldato Messina, Desi e Sfrecola (che era alla guida della Toyota Yaris, risultata presa a noleggio, che aveva atteso gli altri due fuori per fuggire). I primi due si erano invece presentati nel garage di primo mattino, mentre Piatti stava per partire per andare a lavorare a Torino a bordo della sua Fiat 500. Al rifiuto dell'uomo di consegnare il suo tesoro sarebbe scattata la lite conclusasi con lo sparo fatale, esploso da Messina mentre Desi tratteneva la moglie della vittima.

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