Cronaca

Cercano di intascare eredità milionaria di due coniugi defunti, arrestati

I provvedimenti sono stati emessi nei confronti di un 50enne di Torino e un 59enne originario del Cosentino

Stavano per riuscire, mediante una lunga serie di attività criminose, ad appropriarsi indebitamente dell’eredità di due coniugi defunti.

I protagonisti in questione sono F.R., 50enne nato a Torino, e V.D., 59enne originario di Roggiano Gravina – un piccolo comune del Cosentino – arrestati dagli agenti della Squadra Mobile al termine di una complessa attività investigativa. Parte offesa di questa vicenda sono stati marito e moglie residenti a Santena, deceduti tra l’estate e l’autunno del 2011 a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro, senza lasciare eredi diretti.

Le indagini hanno appurato come, prima di morire, i due coniugi avessero acquistato – per oltre un milione di euro – alcune quote di una società di intermediazione immobiliare operante in Svizzera, pagando con diversi assegni che, portati all’incasso, erano tuttavia risultati scoperti.

La società aveva quindi emesso una serie di decreti ingiuntivi nei confronti dei coniugi – o meglio del curatore dell’eredità dei coniugi – ma gli sviluppi investigativi consentivano di stabilire che la predetta società era riconducibile proprio a F.R. e che le firme sui contratti di acquisto delle quote societarie – nonché sugli assegni emessi per il loro pagamento – non erano riconducibili ai coniugi, in quanto falsificate. Inoltre erano stati emessi assegni, sempre con firma falsa, per presunti lavori di ristrutturazione – in realtà mai eseguiti – a favore di una ditta.

Non era finita qui. Gli operatori avevano infatti scoperto che l’auto dei coniugi era risultata intestata a F.R., ma che non era stata rinvenuta alcuna prova del contratto negoziale. Lo stesso dicasi per altri due beni, situati rispettivamente nella piazza principale di Santena e sulle colline di Cumiana, di cui F.R. si era appropriato affermando che gli fossero stati donati in vita dai coniugi, millantando un rapporto di amicizia familiare che durava da anni. Ulteriori approfondimenti investigativi hanno consentito di stabilire che il carnet di assegni dei coniugi era poi entrato in possesso di V.D. e che questi aveva affidato a F.R. l’incarico di “gestire” quella risorsa patrimoniale in modo da ricavarne denaro ed altre utilità.

Il provvedimento cautelare è stato loro notificato mentre i due malviventi si trovavano già in carcere. Nello specifico, F.R. era rinchiuso a Ivrea per bancarotta fraudolenta e riciclaggio, mentre V.D. si trovava a Cuneo con l’accusa di rapina, usura ed estorsione. 

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