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L'amianto delle vecchie fabbriche Osi Ghia spaventa San Salvario

Tutto fermo da vent'anni eppure l'ex Osi-Ghia continua a far parlare di sè a causa del pericolo amianto. E alcuni residenti hanno chiesto provvedimenti alla Città

L’amianto si sbriciola giorno dopo giorno lungo la strada, tra la passerella di corso Dante e la vecchia ferrovia.

Dall’ex stabilimento Osi-Ghia i rumori della catena di montaggio non rimbombano più praticamente dagli anni ’80, quando tutto si è fermato per sempre. Eppure la fabbrica, a modo suo, continua a dar notizia di sé. In attesa di essere demolita per fare posto all’avveniristico campus dello Ied sono i tetti in eternit a preoccupare un intero quartiere tra la zona Lingotto e San Salvario.

La Sala Rossa aveva approvato in passato un piano esecutivo convenzionato per il riordino dell’area per il quale i privati che intendevano realizzare un’operazione edilizia avrebbero dovuto assoggettare all’uso pubblico aree destinate a servizi pubblici e viabilità. Solo parole al momento.

E così da San Salvario si è alzata nelle scorse settimane una nuova protesta. A far da portavoce è Giuseppe, un cittadino come tanti che ha deciso di fotografare quell’amianto maledetto che si sta sgretolando sotto gli occhi di centinaia di persone. Un pericolo per chi attraversa a piedi ogni giorno corso Dante. Una minaccia per chi vede quella fabbrica soltanto come un rudere senza più vita.

“Ho preso la macchina fotografica, mi sono recato sul posto e ho deciso di immortalare quelle coperture vecchie di vent’anni – denuncia il signor Giuseppe -. La polvere d’amianto cade ogni giorno dai tetti rischiando di finire addosso alle persone o sui treni di passaggio. Non continuiamo a fare finta di niente ma interveniamo e poniamo fine a questo incredibile scempio”.

Anni fa a preoccupare San Salvario non era l’incubo eternit ma i rave party improvvisati. Musica ad alto volume fino a notte fonda e luci all’interno di quello scheletro di cemento armato senza vita da decenni. E poi, tra le mattonelle sconnesse del pavimento, ecco le lattine di birra, le bottiglie e i bicchieri di plastica oltre ad un tappeto di mozziconi di sigaretta. Ricordi che hanno lasciato spazio alla morte. “E noi speriamo che si possa ottenere qualcosa dopo anni e anni di silenzio” continua Giuseppe.

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