Torna l'incubo amianto a Falchera, i residenti si rivolgono alla procura

Il comitato Ona Ulivi 90 contro l'Atc: "Paghiamo noi il prezzo dei vostri errori"

Hanno vissuto per quarant'anni con l'amianto sopra la testa e dentro ai muri dei loro appartamenti, e ora rischiano di pagare pure il conto salato per una bonifica che – dicono i residenti – “andava fatta vent’anni fa”. A Falchera è nato il Comitato Ona Ulivi 90 che ha come obiettivo la lotta all’amianto. La battaglia è portata avanti dagli inquilini delle case popolari che hanno acquistato gli immobili dall'Atc alla fine degli anni Novanta.

La prima mossa è già stata fatta: un esposto alla Procura della Repubblica di Torino per verificare la qualità dell’aria nel quartiere e capire “se possano emergere ipotesi di reità a carico dei titolari delle posizioni di garanzia in ragione della presenza di amianto e della tardiva sua rimozione nel complesso delle case popolari del quartiere Falchera”.

"Le case popolari Atc del quartiere Falchera Nuova sono state assegnate tra il 1974 e il 1975. Poi nel 1996 l'Agenzia propose agli assegnatari l'acquisto degli immobili. Ma nessuno sapeva allora che le case prefabbricate con pannelli di cemento contenevano, tra le giunture, materiale in amianto”.
Ora, a dopo una delibera del Comune di Torino, l'Atc ha deciso di rimuovere l'amianto rimasto e procedere con una bonifica totale.

Ma una parte delle spese ingenti per l’intervento rimane a carico dei proprietari degli appartamenti. “Al termine dell’ultima assemblea - precisa Primo Augero, presidente del comitato -, è uscito fuori che ci toccherà pagare quasi 6mila euro”. Non manca la replica di Atc. “Le vendite degli appartamenti popolari di Falchera sono cominciate nei primi anni ’90 e, per la maggior parte, sono antecedenti al ’94.

Nel ’92 la legge 257 ha vietato la produzione di questo materiale e il suo utilizzo nelle costruzioni mentre dal ’94 un decreto ministeriale stabilito i criteri di gestione dei materiali esistenti contenenti amianto disponendo l’obbligo di monitoraggi periodici degli edifici interessati”. Il monitoraggio è necessario l’usura nel tempo dei manufatti provoca il venir meno della integrità del materiale. “Ma quando gli appartamenti sono stati venduti i tetti non avevano necessità di interventi” prosegue Atc.

Tali coperture sono state monitorate periodicamente negli anni e, indipendentemente dalla presenza di amianto, per effetto del tempo, si è manifestata la necessità di un intervento di manutenzione straordinaria. Nel 2015 la Città di Torino ha notificato una ordinanza relativa a lavori di bonifica dei tetti.

Per quanto riguarda nello specifico il condominio autonomo di via Ulivi 84, 86, 88, 90 – spiegano da corso Dante -, l’Agenzia è sempre stata favorevole, come condomina a dare tempestiva esecuzione ai lavori disposti dall’ordinanza comunale versando la quota di sua competenza”.
 Nel mese di febbraio l’assemblea ha approvato il progetto definitivo e il capitolato dei lavori di bonifica.

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Nel mese di giugno l’assemblea ha poi affidato all’unanimità i lavori alla ditta che aveva presentato l’offerta con il maggior ribasso. “Pertanto, come già precisato in una lettera indirizzata ad alcuni condomini che l’avevano interpellata sul tema, Atc considera inaccettabile ogni iniziativa volta  a rinviare o ritardare  ulteriormente l’avvio dei lavori. A seguito di tali ultimi sviluppi, provvederà a informare la Procura della Repubblica e la Città e valuterà i comportamenti da adottare”.
 

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