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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Cronaca Collegno / Via Edmondo De Amicis, 47

Omicidio a Collegno, Alex Pompa in tv a Porta A Porta: "Pentito di avere ucciso mio padre, ma in quella casa non conoscevamo la serenità"

Dopo l'assoluzione nel processo

"Uccidere mio padre? Non lo rifarei, se potessi morirei io". Lo ha detto nella serata di ieri, mercoledì 1 dicembre 2021, Alex Pompa, recentemente assolto dall'accusa di omicidio volontario (con la formula "perché il fatto non costituisce reato" in quanto è stata accolta la tesi della legittima difesa) per avere accoltellato a morte il padre Giuseppe la sera del 30 aprile 2020 in via De Amicis a Collegno. Il giovane, che oggi ha 20 anni, ha partecipato alla trasmissione 'Porta a porta' di Bruno Vespa su Rai 1 accompagnato dal suo avvocato, Claudio Strata, e dall'imprenditore trevigiano Paolo Fassa, titolare dell'azienda di materiali per l'edilizia Fassa Bortolo, che ne ha sostenuto le spese legali durante il processo.

"Non ho mai smesso di voler bene a mio padre - ha esordito Pompa - ma il rapporto con lui è sempre stato difficile fin da piccolo a causa dei suoi gesti violenti nei confronti miei, di mio fratello e soprattutto nei confronti di mia mamma. Quando l'ossessione verso mia mamma è peggiorata io e mio fratello siamo diventati da essere suoi figli a essere suoi ostacoli. Siamo arrivati a fare i turni per non lasciare mia mamma da sola. Lui così non ha potuto possederla e opprimerla come invece voleva".

Il giovane ha poi sottolineato il comportamento ossessivo del genitore. "Col passare del tempo - ha detto - è andata a peggiorare la sua violenza. Ci picchiava, noi eravamo abituati a essere in difesa nei suoi confronti. Aveva un atteggiamento ossessivo ed era una persona gelosa. Ha sempre pensato che mia madre al lavoro avesse 30mila amanti e gli dava fastidio che sorridesse ai clienti, facendo la cassiera. Passava le giornate a controllare che non lo facesse. Con lui non riuscivi a ragionare. Aveva le sue convinzioni e se tu provavi a dire il contrario... Si era autoconvinto del tradimento, ma se provavi a dire le parole tradimento, separazione o divorzio diveniva incontrollabile".

Rispondendo a una domanda di Vespa, Pompa ha poi parlato di quanto avvenuto quel terribile giorno. "Mia madre - spiega - aveva provato pensare alla separazione e quel 30 aprile avevo pensato di contattare il centro per le vittime di violenza. Per capire quanto mio padre fosse violento basta sentire gli audio delle registrazioni delle sue violenze e si nota che le minacce di morte erano una costante. Non ho deciso di ucciderlo. Non so dire che cosa sia scattato dentro di me. Sono attimi terribili di cui non ho ricordo. Per quanto ho vissuto parecchi momenti di violenza, nessuno è equiparabile al 30 aprile 2020. Come al solito, lui era andato al supermercato dove lavora mia mamma e ha visto un collega toccarla sulla spalla. Per lui era la prova del tradimento, la goccia che faceva traboccare il vaso, mentre in realtà era un gesto innocuo. Appena lei è tornata a casa c'è stata un'escalation di insulti e minacce inqualificabili. Dopo averlo ucciso ero completamente sotto choc. Gli operatori del 118 mi hanno raccontato che ero tremante".

Adesso si è detto "pentito, perché non è una cosa bella. L'ho detto fin dal primo momento, non lo rifarei mai ma se potessi morirei io perché so che è una cosa che non va bene. Ma in quella casa eravamo arrivati a un livello in cui non sapevamo che cosa fossero la serenità e la tranquillità".

Negli ultimi giorni è arrivata l'assoluzione nel processo, che gli consentirà di continuare a studiare (frequenta il corso di scienze della comunicazione all'Università di Torino) e di lavorare (fa il receptionist in alcuni alberghi). "Non mi aspettavo l'assoluzione, di questo sono stato molto contento", ha concluso. Tuttavia facilmente dovrà tornare a difendersi anche in appello: l'avvocato Strata ha infatti detto che si aspetta che la procura, vista la requisitoria con cui il pm Alessandro Aghemo aveva chiesto una condanna a 14 anni di carcere, presenti ricorso contro la sentenza di primo grado.

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