Martedì, 21 Settembre 2021
Cronaca

Agguato Alberto Musy: si indaga sulla sfera privata e professionale

Nessuna ipotesi è esclusa, anche se al momento la sfera privata e professionale sembrano essere più plausibili rispetto ad un agguato di stampo terroristico o politico

Tutte le ipotesi sono prese in considerazione dagli inquirenti per trovare una pista da seguire per scoprire di più sull'agguato di ieri mattina teso al Consigliere comunale Alberto Musy. La vita privata, la vita professionale, la vita politica: niente viene trascurato. Gli investigatori della squadra mobile e della Digos sono al lavoro per mettere insieme i tasselli di un puzzle che si può guardare da tante angolazioni.

La pista dell'agguato di stampo terroristico non viene trascurata ma è giudicata poco plausibile: manca una rivendicazione e le modalità non fanno pensare all'azione di un commando. "Al momento - conferma una fonte qualificata - non c'è alcun elemento che possa far propendere per questa tesi". Di fatto gli accertamenti si concentrano sulla sfera personale e lavorativa di questo luminare del diritto prestato alla politica.

L'AGGUATO - L'orologio non ha ancora toccato le 8:30 del mattino quando sei colpi calibro 38 scuotono Torino. Uno sconosciuto, che indossa un casco integrale bianco da motociclista e un soprabito scuro, si presenta al portone della palazzina di via Barbaroux, nel cuore medievale della città, dove Musy abita con la moglie e le quattro figlie di 12, 10, 8 e 2 anni. Al videocitofono espone un pacchetto come un corriere che deve fare una consegna, si fa aprire e si apposta nel cortile. Il consigliere, che ha appena accompagnato le tre bambine più grandi a scuola, sta tornando a casa. Non lo fa tutti i giorni: a volte va direttamente al lavoro, e questa è una circostanza che incuriosisce perché ci si chiede come facesse l'aspirante killer ad essere sicuro che l'avvocato sarebbe rientrato. I due, in cortile, scambiano qualche parola e Musy, probabilmente, cerca anche di disarmare l'antagonista, che spara una prima volta a bruciapelo. Il consigliere è ferito, scappa per tutto il cortile poi tenta di rifugiarsi nell'androne, ma l'aggressore tira altre cinque volte: due proiettili si conficcano nel soffitto, gli altri raggiungono Musy, che si accascia al suolo. Poi il sicario si dilegua. Prima di perdere conoscenza, l'avvocato fa in tempo a dire a un vicino che "é stato un uomo di 40 anni" e alla moglie che l'aggressore gli correva dietro sparando.



L'AGGRESSORE - Dell'uomo che ha sparato, nessuna traccia: è fuggito tra i vicoli e forse è montato su una moto guidata da un complice. Le telecamere di sicurezza dei numerosi negozi del quartiere lo hanno ripreso, ma il volto è nascosto dal casco integrale. Gli investigatori sperano invece di avere qualche elemento in più dai tabulati del telefono cellulare di Musy, che arriveranno nelle prossime ore: gli accertamenti sull'apparecchio non avrebbero fatto emergere nulla di particolare, ma chi indaga non esclude che vi possano essere tracce utili alle indagini e che magari sono state cancellate.

IL MOVENTE - Musy è uno studioso di diritto con un curriculum sterminato, ha una cattedra all'Università del Piemonte orientale e il suo studio, dove lavora con la sorella, Antonella, si è cimentato in cause civili o amministrative importantissime, di cui una è legata al dissesto dell'ente Mauriziano. Ha difeso grandi aziende su questioni sindacali e di tutela del marchio, o grandi banche dalle azioni legali dei consumatori (in un caso si trattava di possessori di bond argentini). Anche per questo la Digos si è precipitata subito dai colleghi dell'avvocato per cercare di capire se si è trattata della vendetta di qualcuno scontentato dai tribunali. (Ansa)

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