Venerdì, 17 Settembre 2021
Cronaca Centro / Via Giuseppe Barbaroux

Caso Musy: un nuovo fotogramma potrebbe incastrare Furchì

Emergono nuovi particolari della sentenza dei giudici del Riesame che hanno respinto la richiesta di scarcerazione di Francesco Furchì. Il presunto aggressore ad oggi è ancora detenuto in carcere

Emergono nuovi particolari della sentenza dei giudici del Riesame che hanno respinto la richiesta di scarcerazione di Francesco Furchì, l'indagato numero uno per l'aggressione subita quasi un anno fa dal consigliere comunale Alberto Musy.

Fotogramma 'incastra' Musy
Un nuovo fotogramma potrebbe risolvere definitivamente il giallo. C'è una nuovo immagine che ritrae un uomo, secondo i giudici proprio Furchì, uscire dalla sede dell'associazione culturale 'Magna Grecia' da lui presieduta pochi minuti prima dell'agguato. L'uomo ha con sé un borsone compatibile con quello descritto dai testimoni e che, secondo l'accusa, avrebbe contenuto la pistola nonché il casco e il soprabito indossati dall'aggressore. Il particolare emerge sempre dalle motivazioni della sentenza dei giudici.

Agguato progettato da mesi
La richiesta di scarcerazione di Furchì è stata respinta pochi giorni fa. Le indagini continuano e, oltre all'elemento nuovo del fotogramma (di cui sopra), spunta un nuovo dato. Dal settembre 2011 il cellulare del presunto aggressore è stato agganciato 21 volte dalle celle presenti nella zona in cui è avvenuto l'agguato. Secondo i giudici questo fa sì che Furchì fosse "nelle condizioni di studiare i movimenti della vittima e progettare il delitto".

Ultime parole di Musy: "C'era un motorino"
Le ultime parole dette alla moglie da Alberto Musy prima di perdere coscienza, subito dopo l'aggressione subita sotto casa, sono state: "Ange mi hanno seguito, c'era un motorino". Il particolare non è sfuggito ai giudici, secondo cui il mezzo a due ruote sarebbe proprio quello utilizzato da Furchì per raggiungere il centro e via Barbaroux.

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