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immagine di repertorio

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Violenza in carcere a Torino Vallette: detenuto colpisce un agente con una testata

Osapp: "Basta psichiatrici in cella"

Nella tarda mattinata di oggi, mercoledì 28 aprile 2021, un detenuto italiano ha aggredito senza apparente motivo un ispettore di polizia penitenziaria del carcere di Torino sferrandogli una violenta testata al volto. Il poliziotto è stato medicato all'ospedale Maria Vittoria e ha riportato una prognosi di una settimana.

"Si tratta dell’ennesima aggressione subita da un poliziotto penitenziario nelle carceri italiane da parte di appartenenti alla popolazione detenuta e senza che ciò sia derivato da azioni o situazioni che ne abbiano giustificato la violenza - dice Leo Beneduci, segretario generale dell'Osapp, sindacato di polizia penitenziaria, che ha divulgato la notizia -, ma che derivano probabilmente dalla mera presenza degli appartenenti al corpo nelle sezioni detentive a tutela dell’ordine, della sicurezza e della legalità all’interno degli istituti penitenziari, senza che ad oggi siano stati adottati concreti provvedimenti da parte degli organi dell’amministrazione penitenziaria anche a carattere preventivo. D’altra parte, in base a quanto appreso informalmente, il detenuto in questione avrebbe da tempo manifestato evidenti sintomi di squilibrio psichico tanto da rendere necessario adeguati trattamenti in strutture a ciò dedicate quali le famose Rems e non all’interno di reparti detentivi ordinari anche perché gli appartenenti alla polizia penitenziaria non hanno né la competenza né gli strumenti adeguati ad affrontare tali patologie. Auspichiamo quindi,  al di la delle assenze e della superficialità degli organi dell’amministrazione penitenziaria, che la guardasigilli Cartabia tra gli interventi in programma per la riforma della giustizia si ponga anche il problema dell’attuale funzionalità degli istituti penitenziari e degli ingiustificabili disagi degli appartenenti al corpo di Polizia penitenziaria persino in relazione ad una inadeguata allocazione dei detenuti cosiddetti 'psichiatrici' che non dovrebbero essere trattenuti all’interno di strutture penitenziarie ordinarie".

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