Pestarono un carabiniere durante il corteo, sconto di pena in Appello per due antagonisti

La corte di Appello ha condannato il torinese Giorgio Battagliola a 3 anni e sei mesi di reclusione (quattro anni e due mesi in primo grado) e il modenese Lorenzo Canti a tre anni (3 anni e sei mesi in primo grado)

Il pestaggio del carabiniere in via Sant'Antonino

Sono state ridotte dalla Corte di Appello di Bologna le pene che il tribunale di Piacenza aveva emesso, in primo grado di giudizio, nei confronti del modenese Lorenzo Canti e del torinese Giorgio Battagliola, i due antagonisti condannati per gli scontri con i carabinieri avvenuti in centro a Piacenza nel corso di una manifestazione contro Casa Pound il 10 febbraio del 2018. La corte di Appello ha condannato Canti a tre anni di reclusione (3 anni e sei mesi in primo grado) e Battagliola a 3 anni e sei mesi (quattro anni e due mesi in primo grado).

La pronuncia fa seguito alla sentenza di appello emessa il febbraio scorso nei confronti di un terzo manifestante anch’esso protagonista degli episodi di violenza avvenuto nel corso della manifestazione.

È stato inoltre confermato il risarcimento nei confronti del Comune di Piacenza parte civile. ”All’Amministrazione comunale - si legge in una nota di palazzo Mercanti - era stata riconosciuta la legittimazione ad agire in giudizio per ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale subito in conseguenza degli scontri, trattandosi di episodi che si sono posti in aperto contrasto con gli interessi fondamentali su cui l’Ente basa la propria azione. Restano dunque confermati anche in appello i principi in base ai quali l’Ente locale deve essere riconosciuto parte civile in un processo che vede leso il bene pubblico sicurezza e ordine pubblico. Si consolida così quanto affermato dal giudice di primo grado, ossia che ‘il Comune di Piacenza ha patito un danno di carattere non patrimoniale, essendosi visto leso in una delle finalità di cui si è fatto portatore con il proprio Statuto’”.
Prosegue il Comune: “All’articolo 3 di detto atto si legge infatti che il Comune attua interventi mirati nella sicurezza urbana e riconosce nella pace un diritto fondamentale delle persone e dei popoli, promuove la cultura della pace, dei diritti umani e politiche di cooperazione, contribuisce a garantire il rispetto delle diverse culture che nella città convivono, afferma l’elevato valore del servizio civile e ne promuove l’impiego nelle proprie strutture. A ciò si aggiunga che, in ogni caso, la sicurezza urbana costituisce una delle competenze proprie del Sindaco e quindi indirettamente del Comune”.
 
  

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