Cronaca Centro / Piazza Carlo Felice

"Presa a pugni perché lesbica", l'incubo di una 15enne mentre va a scuola

La madre: "Già vittima di bullismo"

immagine di repertorio

Una 15enne italiana residente in provincia ha detto ai sanitari del pronto soccorso dell'ospedale Molinette di Torino, dove si è recata dopo l'accaduto, di essere stata vittima di un'aggressione omofoba lo scorso martedì 29 ottobre 2019 all'uscita della stazione della metropolitana Porta Nuova.

Secondo il racconto, ancora al vaglio degli investigatori, sarebbe stata presa a pugni da uno sconosciuto mentre stava per prendere il bus che l'avrebbe condotta scuola un quanto indossava abiti marcatamente maschili e aveva un look marcatamente da lesbica. 

"Non è il primo caso di violenza a sfondo lesbofobico di quest'anno in città", dichiara Riccardo Zucaro, presidente dell'Arcigay Torino, in una nota.

"Prima che mia figlia arrivasse alla consapevolezza di essere lesbica - aggiunge la madre -, ad accettare la sua omosessualità, stava male. Quando, per la prima volta, ha accettato di avere una cotta per una ragazza, l'ho vista finalmente felice. Sin da piccola, mia figlia è stata vittima di bullismo perché troppo mascolina. E questa cosa l'ha distrutta. Ai genitori che vivono la mia stessa situazione consiglio di stare vicino ai propri figli, di ascoltarli e di avere il coraggio di affidarsi a chi ha gli strumenti giusti e può dare il supporto psicologico adeguato".

Dalla questura hanno contattato la ragazza e sua madre, ricevuta la segnalazione dai sanitari del pronto soccorso, affinché si presentino il più presto possibile a fare denuncia. In ogni caso, l'aggressore sarebbe un trentenne anche lui italiano che le avrebbe detto "sei una ragazza, non devi vestirti da uomo".

Sulla vicenda prende posizione anche l'assessore Marco Giusta: "La lesbofobia, così come l'omofobia e la transfobia, sono mali che attanagliano la nostra società da cui fatichiamo estremamente a liberarci. Per ogni diritto acquisito, per ogni battaglia vinta a livello comunale o nelle corti, ci viene fatto pagare un prezzo di aggressioni e violenze. Torino vorrebbe liberarsi una volta per tutte dalle discriminazioni, che però tornano fuori ogni volta creando nuove correlazioni, come in questo caso, dove tra lesbofobia e violenza di genere il confine è labile. L'unica, vera soluzione è una legge nazionale, che garantisca non solo la persecuzione del reato, ma crei una trasformazione culturale diffusa, a iniziare dalle scuole. Nel frattempo proviamo a costruire una società che non resti ferma quando vede un gesto di discriminazione e violenza, e sono personalmente e istituzionalmente vicino alla ragazza e personalmente e istituzionalmente seriamente rattristato dal fatto che nessuno/a è intervenuto/a in sua difesa. L'indifferenza è a volte più spaventosa della violenza stessa".

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