Cronaca

Bambina adottata da coppia omosessuale, Nosiglia: "Sentenza preoccupante"

L'arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia è duro con la decisione presa dal tribunale dei minori di Roma. "Bisognerà adeguare il detto, antico come il mondo, che di mamma ce n'è una sola?"

E' notizia attuale la concessione del tribunale per i minorenni di Roma dell'adozione di una bambina da parte di una coppia omosessuale sposata all'estero.

La bambina è figlia biologica di una delle due donne, entrambe libere professioniste, conviventi da circa dieci anni. Il caso ha fatto rapidamente il giro dei media: si tratta infatti del primo caso in Italia di "stepchild adoption". La bimba era stata concepita in procreazione assistita fuori dai confini nazionali cinque anni fa, poi le due mamme si sono rivolte all'Associazione Italiana Avvocati Famiglia e Minori con cui hanno portato avanti il ricorso per l'adozione.

L'accoglimento del ricorso da parte del tribunale dei minori di Roma, con una sentenza che apre le porte alle adozioni da parte di coppie omosessuali.

La decisione presa dai giudici non trova assolutamente d'accordo gli uomini di chiesa, in particolare l'arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia, molto duro  sull'argomento in un'intervista alla Voce del Popolo in uscita oggi. "Bisognerà adeguare il detto, antico come il mondo, che di mamma ce n'è una sola? Credo di no e nessun giudice potrà mai cambiare questo fatto naturale e indiscutibile". Per l'arcivescovo questi tipi di adozioni sono preoccupanti sotto due profili: quello giuridico perché "la magistratura dovrebbe applicare le leggi non sostituirsi ad esse". In secondo luogo questa sentenza non terrebbe conto del diritto primario di un bambino di rapportarsi nella sua crescita a un padre e una madre, "soggetti insostituibili nella vita di un figlio".

"Ogni uomo - dice Nosiglia - ha il diritto di conoscere e rapportarsi con chi lo ha generato e fino a prova contraria la generazione esige l'apporto determinante di un uomo e di una donna. Infine - conclude l'arcivescovo - mi chiedo se ogni desiderio pure legittimo di una persona debba trovare accoglienza e riconoscimento sia giuridico, sia legislativo a scapito di altri diritti (non desideri) primo tra tutti quelli di un bambino che non è un prodotto da comprare, vendere, possedere e manovrare come un oggetto a proprio piacimento.".

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