Cronaca Aurora / Via Perugia, 29

Ladri e disperati padroni dell'ex mercato dei fiori di via Perugia

Da alcuni giorni entrare nella vecchia sede storica del borgo Rossini è diventata una formalità. Un cancello aperto permette ai predoni del rame di entrare ad ogni ora

Una porta aperta, spalancata. Praticamente manca solo il cartello di benvenuto. Di giorno un silenzio surreale, di notte dei rumori quasi inquietanti. Di passi, di gente che va e che viene, ognuno con la sua storia. L’ex mercato dei fiori di via Perugia 29 sembra morto solo sulla carta. Dopo il trasloco dei grossisti nel quartiere Madonna di Campagna la vecchia sede storica è diventata luogo di ritrovo per predoni di rame e per gente senza un tetto sopra la testa. Poco alla volta il degrado è diventato padrone di quell’isolato compreso tra corso Brescia e via Modena. Prima con piccoli e sistematici furti poi con vere e proprie intrusioni che hanno attirato le attenzioni dei residenti del borgo Rossini e della circoscrizione Sette.

Così entrare dentro i padiglioni principali è diventato poco più che uno scherzo. Tutto grazie a quel cancello aperto. Un varco che ha attirato il peggio del quartiere. Piccoli delinquenti che hanno spaccato vetri e rubato qualsiasi cosa potesse essere rivenduta al mercato nero, poi ladri di rame che hanno “dimenticato” le guaine all’interno di alcuni montacarichi. Infine i disperati che hanno deciso di andare a dormire negli scantinati o al primo piano, in cerca di un posto non troppo angusto e poco impolverato.

Difficile da trovare, a dirla tutta. Polvere e vetri spaccati sono presenti in lungo e in largo e della riqualificazione nessuna traccia. Niente parchi, niente case e box auto. Almeno per ora tutto è fermo come conferma anche la circoscrizione Sette. Così dal borgo arriva una sola richiesta, il sigillo degli ingressi. “Anche noi abbiamo diritto a dormire sonni tranquilli – spiega una signora, residente proprio in via Perugia -. Non possiamo vivere nella paura che quella sede diventi la casa di tossici e furfanti. Chiediamo alla polizia municipale di intervenire e al Comune di Torino di mettersi una mano sulla coscienza”.

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