Morte di Viviana e Gioele, ulteriori indagini e una nuova ipotesi sulla dinamica dell'incidente

Arrivate altre risposte sulle impronte sul parabrezza e sull’utilizzo del seggiolino

Sul parabrezza della Opel Corsa della deejay torinese Viviana Parisi non ci sono impronte del piccolo Gioele. È questo il responso dei rilievi effettuati questa mattina dalla polizia scientifica sulla vettura rimasta coinvolta nell'incidente del 3 agosto scorso nella galleria Pizzo Turda. Le analisi, disposte dalla Procura di Patti, sono state eseguite con il luminol alla presenza del biologo forense Salvatore Spitaleri del Centro investigazioni scientifiche, nominato come consulente dalla famiglia Parisi. 

A dare notizia a Messinatoday è l'avvocato Antonio Cozza, difensore insieme al legale Nicodemo Gentile di Luigino Parisi, padre di Viviana. "Spitaleri che è biologo forense con esperienza venticinquennale al Ris Carabinieri di Messina- spiega l'avvocato Cozza - ha effettuato sulla vettura accertamenti per rilevare impronte digitali, di sudore o di sebo e non sono state rilevate impronte cosiddette papillari. Per impronta si intende un'alterazione o modificazione dello stato, mediante segno lasciato dai polpastrelli, su una superficie, in questo caso il parabrezza". "Le impronte papillari- ribadisce il legale Cozza - utili all'identificazione di una persona, nel nostro caso del bambino, sono classificabili in tre categorie: le impronte digitali, palmari e plantari e dai rilievi effettuati dal nostro esperto Spitaleri, non sono impronte di Gioele. Ci sono altri tipi di impronte che dovranno essere analizzate ed attribuite".

Smentiti quindi i primi risultati dei rilievi effettuati lo scorso 9 settembre. Dapprima erano state isolate delle tracce dal parabrezza compatibili con le impronte del bimbo. Un elemento confermava l'ipotesi secondo la quale Gioele abbia sbattuto violentemente in seguito all'incidente nella galleria Pizzo Turda. Il luminol aveva già accertato l'assenza di tracce ematiche e biologiche del bambino all'interno dell'auto. Il piccolo non avrebbe quindi perso sangue dopo l'incidente. Un particolare confermato anche dai testimoni che hanno visto la 43enne scavalcare il guardrail con il figlioletto in braccio e senza particolari traumi osservabili quantomeno ad occhio nudo. 

I periti della famiglia: “Il seggiolino dove viaggiava Gioele era slacciato”

Nelle prossime ore verranno eseguiti ulteriori rilievi all'interno della galleria Pizzo Turda teatro dello scontro tra l'Opel di Vivana e il furgone. Secondo Carmelo Costa e Giuseppe Monfreda, consulenti delle famiglie Mondello e Parisi, è probabile che lo stesso furgone abbia tentato di invadere la corsia di sorpasso investendo l'auto della donna. "Secondo i primi riscontri - proseguono i periti - il seggiolino dove viaggiava Gioele era slacciato e non attaccato all'auto poiché non utilizzabile. Ora andremo nella galleria Pizzo Turda sulla A 20 Messina Palermo nei pressi di Caronia per ricostruire meglio la dinamica dell'incidente". Intanto, al Policlinico i medici legali Daniela Sapienza e Elvira Ventura Spagnolo, insieme al team di esperti nominato dalla Procura, stanno conducendo ulteriori esami sui resti del bimbo. Nei giorni scorsi sono state rinvenute altre ossa nel bosco di Caronia appartenenti a Gioele come poi dimostrato dalle analisi. 

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 VIDEO | Nuovi accertamenti sull'incidente di Viviana e Gioele, il legale: “Mai sequestrato il camion” 

Cavallo: "Ancora impossibile trarre conclusioni"

"Dopo gli esami che si sono svolti oggi da parte dei nostri consulenti sui mezzi coinvolti nell'incidente tra l'auto guidata da Viviana Parisi e il furgone degli operai che si occupavano della manutenzione in autostrada lo scorso 3 agosto non escludo niente ancora tutte le ipotesi sono aperte". Lo dice il procuratore di Patti Angelo Cavallo che aggiunge: "Aspettiamo l’esito delle consulenze, mi sembra quanto meno arrischiato trarre conclusioni da eventuali dichiarazioni di consulenti che hanno appena iniziato il loro lavoro".

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