rotate-mobile
Domenica, 23 Gennaio 2022

Terrorismo internazionale, in carcere tre tunisini iscritti fittiziamente all’Università

I Carabinieri del R.O.S. hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale del Riesame di Torino nei confronti dei cittadini tunisini di 26, 27 e 31 anni, ritenuti gravemente indiziati del reato di associazione finalizzata al terrorismo internazionale. Il provvedimento restrittivo scaturisce dagli elementi raccolti nell’ambito dell’attività d’indagine denominata Taliban e coordinata dalla Procura della Repubblica torinese. 

L’iscrizione all’Università e i “movimenti” Facebook

Nel contesto delle attività di prevenzione e contrasto del fenomeno dei cosiddetti “foreign fighters” e “lone wolves”, nell’autunno del 2015 era stato individuato un gruppo di tunisini giunti a Torino richiedendo un permesso di soggiorno per motivi di studio, iscrivendosi all’Università e rilasciando attestazioni non veritiere pur di ottenere titolo sia all’iscrizione, sia alla relativa borsa di studio. I tre, sia pur regolarmente iscritti e fruitori di borsa di studio che azzerava la contribuzione universitaria, se da una parte non avevano mai frequentato le lezioni o sostenuto esami del proprio corso di Laurea, dall’altra erano dotati di profili Facebook i cui contenuti ne avevano fatto sospettare sin dall’inizio la vicinanza ad ambienti caratterizzati da ideologia dei gruppi terroristici di matrice islamista. Anzi, nel caso di due degli arrestati, tali contenuti erano chiaramente inneggianti allo Stato Islamico.

Spaccio e propaganda jihadista

Successivamente alla fittizia iscrizione presso l’ateneo piemontese, gli indagati avevano iniziato a spostarsi tra Torino e Pisa per gestire un’intensa attività criminale di traffico di sostanze stupefacenti. Nel corso della complessa ed articolata indagine è emersa l’esistenza di un gruppo criminale, composto dai tunisini indagati, che era riuscito ad inserirsi nel tessuto sociale, specie tra le fasce dei più giovani, dedicandosi a svariate attività delittuose, specialmente al traffico di sostanze stupefacenti ed i cui membri avevano parallelamente aderito allo IS (Islamic State), con particolare riferimento alla fazione di Ansar al-Sharia in Tunisia, manifestando un celato ma spiccato sentimento anti occidentale e la condivisione dei più violenti propositi dell’Islam radicale, nonché condividendo su internet materiale di propaganda jihadista. 

Perché sono pericolosi

Inoltre, la pericolosità sociale degli indagati è emersa sia dalle loro frequentazioni, sia dall’asserita partecipazione ad un comizio di Ansar Al-Shari’a (organizzazione terroristica di origine egiziana, aderente allo IS e presente nell’area del Sinai) a Tunisi, tenuto dal leader ABU AYAD (leader dei salafiti della Tunisia, sospettato di essere la mente degli attentati al museo del Bardo ed a Sousse, ucciso il 14.06.2015 dai bombardamenti dell’Aeronautica USA), sia dall’ammirazione e dal sostegno espressi tramite i social network nei confronti di militanti morti nei teatri di guerra per la causa jihadista.

Già finiti una volta in carcere

I tre erano già stati ristretti in custodia cautelare, prima in carcere e poi agli arresti domiciliari nelle province di Pisa e Varese, per traffico di sostanze stupefacenti grazie alle acquisizioni relative al traffico di droga nell’ambito di questa stessa indagine. Nel frattempo, nel maggio del 2017 la Procura della Repubblica di Torino aveva richiesto al G.I.P. l’emissione di un provvedimento cautelare nei confronti dei 3 per il reato di associazione finalizzata al terrorismo internazionale. Nel successivo mese di giugno, il G.I.P. di Torino aveva però rigettato tale richiesta di applicazione di misura cautelare. In particolare, dopo aver esaminato gli elementi raccolti a carico di ciascun indagato, come sintetizzato dall’estensore dell’Ordinanza del Tribunale del Riesame eseguita nella giornata odierna, “il G.I.P. concludeva, infine, per la sussistenza di condotte che, ‘per quanto espressive di una forte pericolosità sociale di tutti gli indagati, rimangono nell’ambito di una nebulosa e non inequivoca fase di possibile progressiva radicalizzazione ed estremizzazione e non varcano (allo stato) la soglia del penalmente rilevante’, pur dovendosi mantenere ‘massimi controlli di pubblica sicurezza nei loro confronti’”.

Alla fine di quello stesso mese di giugno, avverso tale rigetto la Procura aveva proposto appello al Tribunale del Riesame, che, all’esito dell’udienza camerale tenutasi lo scorso 26 ottobre, aveva ribaltato il rigetto del G.I.P., applicando la custodia cautelare in carcere a tutti gli indagati. Ma, in questi casi, il codice di procedura penale prevede che il provvedimento cautelare non acquisisca efficacia prima che, alternativamente, siano scaduti i termini per ricorrere in Cassazione o, se proposto il ricorso alla Suprema Corte, questa non lo abbia respinto. Per quanto riguarda gli arrestati, all’udienza tenutasi nella giornata di venerdì 23 febbraio, il competente collegio della VI Sezione penale della Cassazione ne aveva respinto il ricorso avverso l’Ordinanza del Riesame, che era così diventata esecutiva anche nei loro confronti.
 
 

Video popolari

Terrorismo internazionale, in carcere tre tunisini iscritti fittiziamente all’Università

TorinoToday è in caricamento