Dal Torinese, il denaro veniva "ripulito" dopo un giro per il mondo: fratelli imprenditori nei guai

Coinvolti anche la moglie di uno dei due e una coppia di commercialisti

La ditta dei fratelli Bianciotto

L'imprenditore edile Elmo Bianciotto, suo fratello Diego, la moglie di quest'ultimo, Roberta Camusso, e altri due consulenti fiscali - Davide Giovanni Farotti e Fiorenza Coco - dovranno difendersi dalle accuse di "riciclaggio" ed "auto-riciclaggio" con l’aggravante della transnazionalità. 

E' l'ulteriore sviluppo di una indagine che viene portata avanti da due anni dalla Guardia di Finanza di Torino e Orbassano e che aveva permesso, già nel novembre del 2017, la confisca di numerosi immobili e beni riconducibili ai fratelli Bianciotto e alla Camusso. Confisca che, però, non era riuscita a coprire tutte le somme indebitamente sottratte al Fisco. 

I tre, tutti in carcere, stanno scontando le pene per l'evasione da oltre 5.6 milioni di euro commessa tra il 2009 e il 2013 e per la bancarotta della "Bianciotto snc", che in quegli anni gestiva la rivendita di mezzi militari dismessi ben visibili sulla rotonda statale che collega Pinerolo a Torino. Ma anche della "Itel sas", ovvero la società che gestiva l’emporio “Eurostock” di Roletto.

L’indagine della Procura di Torino, condotta dal pm Giuseppe Riccaboni, ha permesso di scoprire un complesso sistema di lavaggio del denaro che, partendo da Pinerolo, si è ramificato nel Regno Unito, a Panama, in Ungheria, in Marocco, in Romania e in Portogallo.

Un piano che, per gli inquirenti, consisteva nel reimpiegare i proventi illeciti in attività imprenditoriali nazionali ed estere attraverso fantomatiche società create al solo fine di nascondere la provenienza illegale del denaro. 

Ed è qui che entrano in gioco, sempre per la procura, il commercialista Giovanni Davide Farotti e la sua collaboratrice Fiorenza Coco, con la nascita, la pianificazione e la gestione delle società “fantasma”.

Il 18 gennaio 2020 i cinque dovranno presentarsi davanti al gip Elena Rocci. Nel frattempo, il gip Giacomo Marson ha disposto il blocco dell’intero patrimonio nazionale ed internazionale dei Bianciotto e delle imprese a loro riconducibili per un valore complessivo di circa 3,8 milioni di euro: si tratta di due complessi aziendali, tre immobili residenziali a Pinerolo e San Pietro Val Lemina; un fabbricato commerciale a Roletto; uno yacht ormeggiato a Loano (SV); una Bmw X6; un'Audi A6 e quattro conti correnti aperti in banche italiane. 

Attraverso una rogatoria internazionale, hanno sequestrato altri quattro conti correnti in banche della Romania, per un valore di circa 280mila euro.

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