Esplosione di Quargnento dove morirono 3 vigili del fuoco: va in carcere la moglie di Vincenti

La Cassazione rigetta il ricorso della difesa  

Immagine di repertorio

I Carabinieri hanno arrestato Antonella Patrucco, che finisce in carcere come il marito Giovanni Vincenti. La Cassazione ieri ha rigettato il ricorso della difesa della donna già rinviata a giudizio dal G.U.P. del Tribunale di Alessandria lo scorso 28 maggio e imputata, in concorso con il marito, dei reati, tutti aggravati, di crollo di costruzioni o altri disastri dolosi; omicidio aggravato; lesioni personali aggravate; fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona e calunnia.  

La donna, ritengono gli inquirenti, che “abbia fattivamente partecipato a tutte le fasi della condotta delittuosa – ideazione, preparazione e realizzazione – che la notte del 5 novembre 2019, mediante due esplosioni appositamente provocate per determinare il crollo della villa di proprietà della donna e riscuotere così il premio assicurativo stipulato solo pochi mesi prima, aveva causato la morte dei Vigili del Fuoco Antonino Candido, Matteo Gastaldo e Marco Triches”. Rimasero feriti anche un carabiniere e due vigili del fuoco, intervenuti sul posto a seguito della prima esplosione seguita da un principio d’incendio (video).

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Le indagini avviate subito dopo l’incendio avevano consentito agli inquirenti di rinvenire una serie di elementi a carico dell’uomo, culminati, in data 8 novembre 2019, con il ritrovamento presso l’abitazione dei coniugi Vincenti, del foglio contenente le istruzioni del dispositivo timer della stessa marca e dello stesso modello di quello rinvenuto all’interno dell’edificio dove si era verificata la prima esplosione e utilizzato per azionare l’innesco. Questa circostanza, assieme ad altri indizi (tra cui il rinvenimento di un flessibile utilizzato dall’uomo  per  tagliare le inferriate delle due finestre dei due capannoni allo scopo di simulare un’effrazione e rendere quindi più credibile un atto di ritorsione nei suoi confronti, tant’è che i due coniugi, anche nel corso di  diverse interviste, affermavano di nutrire dei sospetti su alcuni ex vicini di casa), avevano fatto sì che l’uomo, posto di fronte alle evidenti responsabilità emerse a suo carico, avesse confessato nel corso dell'interrogatorio, al termine del quale, nella notte del 9 novembre, era stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto. La moglie, invece, pur a fronte di evidenti contraddizioni emerse dal suo racconto dei fatti e benché gli inquirenti la ritenessero pienamente coinvolta nelle stesse condotte confessate dal marito, era stata inizialmente indagata in stato di libertà.
 
Le ulteriori indagini avevano consentito di accertare altre fatti e episodi descritto dagli inquirenti nel seguente elenco: il movente dell’azione delittuosa riconducibile all’intenzione da parte dei coniugi di truffare l’assicurazione, l’acquisto di alcune delle bombole di gas utilizzate per causare l’esplosione effettuato alla presenza di entrambi i coniugi, il taglio delle grate per simulare un’effrazione e le operazioni di posizionamento delle bombole e di tutto il dispositivo necessario per causare l’esplosione fossero stati effettuati dall’uomo con la presenza sul posto anche della moglie, infine che la sera della tragedia anche la donna era stata messa a conoscenza della prima esplosione e della presenza sul posto di Vigili del Fuoco e Carabinieri e così come il marito non aveva fatto nulla per avvertire questi ultimi del gravissimo e imminente rischio per la loro incolumità, talché la seconda esplosione causava la strage.
 

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