Addio a Giampiero, una vita divisa tra due grandi passioni: la montagna e il Toro

Aveva 56 anni

Giampiero Gaiottino, aveva 56 anni

La montagna per Giampiero Gaiottino era tutto. Un po' come il suo amato Toro, che tifava - anche dal vivo - sempre, anche quando le cose non andavano bene per la compagine granata.

Sportivo a tutto tondo, era un escursionista molto esperto. La sua voglia di conoscere posti nuovi, lo portava, spesso e volentieri, a chiedere informazioni ad altri appassionati, ad altre guide speleologhe come lui. 

Proprio martedì, 5 maggio 2020, aveva scritto sulla bacheca del gruppo “Amici delle Valli di Lanzo” come fosse il "Sentiero degli Stambecchi" del "Labirinto Verticale", a quota 1.700 metri, sopra a Balme.

"Non ci sono mai andato. Mi piacerebbe andarci. Il sentiero è ben segnalato vero?". Si domandava per scrupolo. Perché Giampiero era una persona fin troppo attenta. Mai un passo avventato. Mai una escursione fatta senza prima avere cognizione delle condizioni meteo, della pericolosità di un sentiero, delle difficoltà che avrebbe potuto incontrare anche semplicemente arrivando in auto prima ancora dell'escursione stessa. 

E un beffardo scherzo del destino ha voluto che proprio lì, al "Sentiero degli Stambecchi", trovasse la morte a soli 56 anni. 

L'allarme era stato dato dalla figlia, che si era preoccupata non vedendolo tornare a casa e non riuscendo a mettersi in contatto telefonico con lui.

La macchina dei soccorsi - carabinieri di Ceres, vigili del fuoco Saf e delle squadre di Lanzo e Nole, le unità cinofile e il Soccorso Alpino - hanno battuto palmo a palmo la zona, fino a trovare il corpo privo di vita. Corpo raggiunto anche grazie alle indicazioni che un amico di Gaiottino aveva fornito ai soccorritori. Le stesse che aveva dato al telefono nel pomeriggio al 56enne. In quella che risulterebbe essere l'ultima telefonata fatta dall'uomo. 

In precedenza era stata trovata la Panda con la quale aveva raggiunto Balme. 

"Sul tuo profilo foto di Toro e montagna. Le tue grandi passioni. Una di queste ti ha portato via da questo mondo infame. Una passione che condividevamo. Per questo posso capire quanto possa essere leggero un cuore sulla cima di una montagna. Ma oggi il cuore è pesante. Ciao Giampy", lo ricorda Mattia.

Il Toro ma anche il calcio giocato: "Una grandissimo centrocampista. Uno dei più forti con i quali ho giocato ai tempi", lo ricorda il consigliere comunale di Caselle, Roberto Giampietro, suo grande amico. 

"Ciao Gaio, così so che i tuoi compagni del Caselle Calcio, dove hai giocato per tanti anni, ti chiamavano. Io purtroppo non ho avuto il piacere di conoscerti bene, ma quello che hai fatto per il Caselle Calcio mi è stato raccontato da diversi dirigenti e tuoi ex allenatori della nostra società. È sempre molto difficile scrivere un ricordo quando accadono queste tragedie, ma un pensiero il Caselle Calcio per te lo avrà sempre, certo questo non allevierà il dolore dei tuoi cari, ma il ricordo è importante. Un abbraccio a tutta la tua famiglia e sentite condoglianze dal sottoscritto e da tutta la società", lo ricorda così il patron dell'Usd Caselle, Nico Pertosa.

"Ho atteso invano che qualcuno mi dicesse che non era vero. Invece, la montagna che tanto amava ieri se l’è portato via. Giampiero “Gaio” Gaiottino è morto in un incidente sulle montagne di Balme, sul Sentiero degli Stambecchi. Per quanto ora ci è dato sapere, gli è stato fatale un passaggio in una zona denominata Labirinto Verticale.

Ma i particolari di questa tragedia ora non contano, conta solo che “Gaio” oggi non c’è più, ed è durissimo accettarlo.

Giampi, nato a due finestre di distanza da casa mia, ha sempre fatto parte del mio mondo piccolo, quello che stava e sta all’inizio di strada Caldano. Anche quando le strade della vita ci hanno divisi.

Ci ha sempre accomunato l’amore sviscerato per il Toro e per il calcio, e una teoria di affetti comuni mai venuti meno, anche col passare del tempo.

Ritrovarsi dopo parecchio, allorché aveva deciso di venir a svolgere opera di volontariato al C’entro di via delle Cartiere, era stato bellissimo: dopo un periodo tribolato, aveva riacquistato smalto e voglia di fare. E sapere che a regalarglielo era stata un’imbeccata di Paolo Passera, alla quale c’eravamo uniti tutti, era per noi motivo di soddisfazione e di gioia. Nel giro di pochissimo, con la simpatia innata, con quel fare che solo hanno le persone pure, Giampi era entrato nelle grazie di tutti, come se stesse al C’entro da sempre.

In fondo, era sempre “‘l cit”, come lo chiamavano papà Mecu e mamma Luciana, con lo stesso lampo d’allegria negli occhi, divertito e divertente, proprio come nei giorni migliori trascorsi con la casacca del Caselle Calcio: era un centrocampista più di qualità che di quantità, anche se spesso gli chiedevano proprio l’opposto, mortificando il talento che aveva. Lui che in cuor suo un po’ Messi s’è sempre sentito…

Al C’entro siamo orgogliosi di aver contribuito all’ultimo spezzone felice della sua vita, anche se non immaginavamo potesse essere così breve.

Ci mancherà l’immancabile battuta che faceva ogni sera ad Andrea Bertone: “ Beertwo, cume a l’è il muviment sta seira?” Oggi, caro Giampi non te lo sappiamo dire, perché non abbiamo lacrime bastevoli.

Banale dirti che qualcosa di noi è morto lassù con te. Oggi ci siamo visti al C’entro, su quelli che erano diventati anche i tuoi campi, ma non abbiamo fatto niente: nessuno aveva voglia d’esser lì e di dire parole.

Non ce ne sono, non le trovo. In tutti noi è rimasta l’immagine dell’ultima videochiamata che ci siamo fatti: ricordi?, ti chiedevamo di star fermo, ché non riuscivamo a sentirti e a vederti bene. E tu a dirci che dovevi compiere i quotidiani trentamila passi giornalieri che ti avrebbero garantito di rimanere in forma, per tornare tra le montagne, appena te lo avessero garantito. Purtroppo, ci sei tornato per non tornare più.

Ho guardato le tue ultime immagini: la Mole granata, capitan Valentino, Superga…

Anche tu eri atteso dal destino su un fianco maledetto, in un inizio di maggio, proprio come i nostri Invincibili.

So che serve a niente dirti che sarai sempre con noi, che avrai sempre un posto speciale nel nostro cuore, ma so che questo ti avrebbe fatto e ti farà piacere.

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Sia un vento buono a portarti nel migliore dei cieli, quello sereno e terso che hai ammirato mille volte tra le tue amate montagne. Quelle che ieri ti hanno tradito. O forse no: volevano solo tenere per sempre un’anima bella", lo ricorda con affetto Elis Calegari, direttore della struttura sportiva "C'entro" di Caselle.

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