La ex moglie non gli risponde al cellulare: va a casa e cerca di sfondare la porta

"Volevo parlare con i miei figli"

Immagine di repertorio

Non accettava il fatto che dopo la fine della sua storia d'amore - con quella donna con la quale aveva condiviso 13 anni di vita e culminata con il matrimonio - non potesse più parlare con i suoi figli. 

Una conclusione che ha portato un 50enne di Mappano a chiamare ripetutamente sul cellulare la ex, con la richiesta di un appuntamento, di un'occasione per fare chiarezza e ripartire, permettendogli di parlare con i figli e di avere un rapporto normale con quella che è stata la sua famiglia.

Ma, almeno secondo la tesi dell'ex marito, lei non voleva. Lei aveva deciso di mettere la parola "fine" a questa storia. A tal punto da decidere di non rispondere più alle chiamate del suo ex marito. E né di far vedere i figli.

Quest'ultimo, però, non accettando il suo comportamento, ha deciso di andare a casa della donna, suonandole ripetutamente al citofono e poi al campanello dell'abitazione. E provando persino a scardinare la porta d'ingresso.

Sono stati i vicini di casa a chiamare le forze dell'ordine, impauriti dalle urla di lui e dalle richieste d'aiuto di lei. 

L'uomo, però, capito di essere nei guai, ha deciso di scappare via. Ma i carabinieri della stazione di Leini sono riusciti a stanarlo in poche ore, fermandolo per atti persecutori.

Le indagini dei carabinieri, però, sono ancora in corso. Questo perché la donna ha detto che in passato avrebbe subito atteggiamenti analoghi.

Intanto, però, l'uomo è libero, visto che il giudice per l'indagine preliminare di Ivrea ha deciso sì di convalidare l'arresto ma non disponendo alcuna misura restrittiva - in attesa poi di giudizio - in quanto non ha considerato "atti persecutori e stalking" il comportamento avuto dall'uomo quel giorno.

“Il gip ha dato atto della poca attendibilità della moglie del mio assistito - spiega il legale, Marco Latella - non ritenendo allo stato sussistenti elementi univoci che lo inducano a ritenerlo responsabile di comportamenti caratterizzanti le condotte descritte dal reato a lui imputato, rigettando la richiesta di misura applicata al mio assistito e, per l’effetto, liberandolo”.

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