Vino, case, macchine: la bella vita dei ladri con l'auto veloce, cinque arresti

Accusati di 23 furti in aziende del Nord Italia

Uno degli arrestati appone la targa contraffatta all'Audi

Da giugno scorso, quando erano finiti "nel mirino", non hanno lavorato neanche per un giorno. Eppure, in dieci anni in Italia, erano riusciti a comprare macchine - nel loro parco auto c'erano Bmw e Mercedes ultimo modello - e case pagate con un mutuo saldato regolarmente. Quei veicoli e quelle abitazioni, però, hanno accertato gli inquirenti, in realtà li avevano acquistati con soldi che avevano "guadagnato" mettendo a segno furti in mezzo Nord Italia, anche in Piemonte e nel Torinese (VIDEO).  

Cinque uomini - quattro kosovari e un albanese, tutti pregiudicati - sono stati arrestati martedì mattina 29 gennaio dai carabinieri della compagnia di Corsico (Mi) con l'accusa di "associazione per delinquere finalizzata a furti e riciclaggio". In manette, su richiesta del pm di Milano Andrea Fraioli, sono finiti due fratelli di 50 e 44 anni, due 33enni e un 45enne. I cinque - con a capo i due fratelli - sono accusati di aver portato a termine 23 furti in altrettante aziende tra Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e in Piemonte.  

A Vinovo è stata presa di mira un’azienda nella notte tra il 27 e il 28 settembre 2018. In quel caso furono rubati 4 iPad e circa 12mila euro di cui 1.500 in contanti, custoditi in un cassetto di una scrivania, e 10.500 circa asportati da una cassaforte. In quell’occasione avrebbero agito i due fratelli. 

L'indagine nata da un cittadino "sveglio"

Le luci sulla banda si sono accese a giugno scorso, quando un cittadino di Trezzano aveva segnalato ai carabinieri della stazione la presenza costante di un'Audi Rs3 - una "top car" in grado di raggiungere velocità "folli" - nei pressi di un distributore di benzina di via Leonardo da Vinci. Quell'auto, aveva raccontato il testimone, appariva puntualmente alle 22 di ogni sera per poi tornare alle 5 della mattina successiva, svegliando alcuni dei residenti con il rombo del motore. I militari hanno così iniziato le indagini e hanno subito accertato che la macchina era stata rubata a dicembre scorso da un concessionario della provincia di Vicenza, così come rubate erano le due targhe che venivano usate sul veicolo. 

I furti e la fuga a 250 km/h

Il distributore, hanno verificato i carabinieri, era il punto d'incontro dei cinque, che quattro giorni a settimana - come se quello fosse un vero e proprio lavoro - arrivavano lì con le loro macchine per poi salire tutti insieme sulla Rs3 soltanto dopo aver lasciato i loro cellulari e i loro effetti personali nelle auto private. Una volta a bordo, partiva la caccia all'azienda da svaligiare. I primi colpi si sono concentrati quasi tutti tra la Bergamasca e il Milanese, prima che la banda spostasse il mirino su ditte in Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna. 
Semplicissimo il modus operandi del gruppo: uno restava nell'Audi, mentre gli altri quattro oscuravano le telecamere di sicurezza con lo spray nero, scavalcavano - erano tutti molto atletici -, puntavano alle stanze dei manager, forzavano la cassaforte o la portavano via e poi scappavano. Nella fuga, ma non solo, non si facevano nessun problema a usare tutti i cavalli della "loro" Rs3, tanto che i carabinieri - analizzando il Gps del veicolo - hanno registrato passaggi a 250 chilometri orari anche nei centri dei paesi.  

"Un'altra settantina di colpi"

I colpi che vengono contestati alla banda ufficialmente sono ventitré, con bottini tra i tremila e i trentamila euro a blitz, ma "potenzialmente - la riflessione di uno dei carabinieri che ha indagato su di loro - ce ne sono altri settanta, ottanta in tutto il Nord Italia che potrebbero avere la stessa firma". Già quei ventitré furti, però, avevano permesso ai cinque - che vivevano tra Magenta, Cesano, Baggio, Muggiano e Lodi - di garantirsi un tenore di vita altissimo per quelli che, almeno sulla carta, erano nullafacenti. 

Tutti con una famiglia e tutti con figli, i ladri sono infatti proprietari di case e di auto "importanti", anche se nessuno di loro - almeno dal momento dell'avvio dell'indagine - ha mai fatto un giorno di lavoro. Mercoledì mattina nelle loro abitazioni i carabinieri hanno trovato un centinaio di penne Montblanc - sicuramente rubate durante i colpi -, migliaia di euro in contanti e soldi di valuta straniera "laccati" in oro, oltre che numerose bottiglie di "Sassicaia" decisamente costose. Decisamente troppo per dei disoccupati. 
 

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