Si impicca in carcere, protestano gli altri detenuti: sale la tensione

Il sindacato Osapp: “Situazione comincia a farsi esplosiva”

Immagine di repertorio

Un detenuto marocchino di 43 anni si è impiccato con un lenzuolo che ha legato alle grate della sua cella al primo piano destro della Casa Circondariale di Ivrea, intorno alle 4 di sabato 16 giugno. A seguito dell’episodio, nel pomeriggio, una cinquantina di detenuti dopo essere stati in cortile si sono rifiutati di rientrare in cella e 7 di loro, 2 italiani e 5 extracomunitari, si sono arrampicati sul muro del cortile passeggio lamentandosi delle condizioni in cui vivono e solo dopo oltre due ore di trattativa, sono rientrati. Infine, sempre nella giornata di sabato, i detenuti hanno continuato a protestare battendo le stoviglie contro le inferriate delle celle.

A dare la notizie è L'O.S.A.P.P. (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) per voce del Segretario Generale Leo Beneduci: "Per chi non l'avesse ancora compreso la situazione nelle carceri Italiane comincia a farsi esplosiva e i fatti di Ariano Irpino prima e di Ivrea adesso parlano chiaro e sempre più grandi sono i rischi per gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria. A fronte di tale situazione è sempre più urgente che la nuova Autorità politica della Giustizia dia concreti segnali di innovazione nella gestione delle carceri e nell'organizzazione della Polizia Penitenziaria in quanto sarebbe la peggiore delle situazioni ritenere che sommosse, suicidi e aggressioni nei confronti di appartenenti alla Polizia Penitenziaria debbano costituire la regola del normale andamento del sistema penitenziario Italiano".

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