Fiamme nella sede della Federazione Italiana di Calcio Balilla, i gestori: "Incendio doloso"

Ma le indagini dei carabinieri proseguono

Fin da subito, da mercoledì 13 novembre, i gestori della sede di Feletto della Federazione Italiana di Calcio Balilla hanno sostenuto che l’incendio fosse doloso: “E’ stato appiccato nella zona estiva, sotto un gazebo, e si è propagato negli uffici e nel museo dopo l'esplosione della bombola a gpl del fungo scalda-déhors”. La struttura era appena stata chiusa per la stagione invernale.

A distanza di due settimane dall’accaduto il presidente Massimo Ragona ritorna su quella pista sostenendo che nessun impianto elettrico né elettrodomestico era collegato e quindi che si possa escludere l’eventualità del corto circuito. Con l’aiuto di Studio3A (società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini), confida di ottenere al più presto un almeno parziale risarcimento dei danni per potersi “rimettere in gioco”.

Ragona, per sostenere la tesi della matrice dolosa dell’incendio, spiega di aver trovato la prova: “Il rogo si è sviluppato nella zona estiva, sotto un gazebo, all’esterno, e da qui si è propagato all’interno, negli uffici e nel museo a causa dell’esplosione, dovuta a surriscaldamento, della bombola a Gpl contenuta in una stufa a forma di fungo utilizzata per scaldare il dehors. Ed è appunto qui, nel luogo d’innesco, che i vigili del fuoco d’Ivrea hanno successivamente rinvenuto due cubetti di diavolina bianca, evidentemente usata come accelerante, lasciati da chi ha appiccato le fiamme. Probabilmente gli autori non volevano causare tutti questi danni, ma la deflagrazione ha determinato il disastro”.

Ma quella diavolina bianca (accendifuoco), ritrovata in un luogo generalmente utilizzato per le grigliate, sarebbe stata portata dal denunciante al Procuratore Capo di Ivrea Giuseppe Ferrando e non l’avrebbero ritrovata i vigili del fuoco. Sulla vicenda proseguono le indagini dei carabinieri che stanno ancora facendo tutti gli accertamenti del caso.  

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Secondo quanto riporta Studio3A: “Ragona e la moglie, con tanti sacrifici, avevano appena ultimato (i lavori si erano conclusi la sera precedente al fatto e non erano ancora stati acquistati gli arredi) un intervento di ristrutturazione dell’edificio per ricavare una sorta di Bad & Breakfast, un ostello, con quattro camere per ospitare gli atleti, ad esempio in occasione dei corsi tecnici, o i visitatori del museo, anche in ragione del fatto che nelle vicinanze mancano strutture ricettive utilizzabili all’occorrenza. Per finanziare l’opera era stato acceso un mutuo con una banca e, come da prassi in questi casi, era stata stipulata una polizza assicurativa. Studio3A si è subito attivato e interfacciato con la compagnia, HDI, per aprire il sinistro, e la sta sollecitando perché, a più di due settimane dall’accaduto, si è ancora in attesa che il perito dell’assicurazione effettui il sopralluogo per la stima dei danni: una “visita” che si auspica avvenga quanto prima, trattandosi di un passaggio fondamentale per mettere in moto la procedura, avviare il contraddittorio con i periti di Studio3A e definire la cifra del risarcimento. Risarcimento che certo non potrà essere totale, il massimale del contratto è ben al di sotto dell’ammontare dei danni, quantificati in non meno di 250mila euro, ma che sarebbe comunque determinante per poter intanto ricominciare”.  
 

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