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Il treno deragliato

Il treno deragliato

Disastro ferroviario ad Arè di Caluso: la perizia della procura scagiona il macchinista

Nei guai la ditta di trasporti

Il 23 maggio 2018, ad Aré di Caluso, un treno deragliò dopo essersi scontrato con un tir, lungo la linea ferroviaria Chivasso-Ivrea.

Un disastro ferroviario che portò alla morte del macchinista, Roberto Madau, e un uomo della scorta tecnica dei due tir, mentre furono ben 23 i passeggeri rimasti feriti.

A oltre due anni di distanza, la perizia tecnica redatta dall'ingegner Roberto Bergantin, incaricato dalla Procura di Ivrea, scagiona di fatto il macchinista, visto che dalla scatola nera del treno emerge come la velocità del treno fosse "entro i limiti previsti" e, nei 40 secondi che hanno preceduto lo scontro, "il treno avanzò alla velocità costante di 3 km/h" mentre nei 2 secondi antecedenti l'arresto del treno, "ci fu una ulteriore manovra di rallentamento".  

La Procura di Ivrea aveva indagato sei persone. Ovvero l'autista del tir; il rappresentante della ditta di trasporti e il legale rappresentante della stessa; la persona deputata alla presentazione delle autorizzazioni per il trasporto di quella notte; l'amministratrice di una società addetta alla scorta e, infine, l'autista del secondo mezzo di scorta.

Stante la perizia, la ditta proprietaria del tir, la "Uab-Tlb", azienda lituana, avrebbe inviato una autorizzazione non valida all'Anas, visto che i due tir non potevano viaggiare incolonnati. Soprattutto visto che il secondo mezzo, come precisato dalla ditta nell'autorizzazione, sarebbe stato di scorta e, comunque, si parlava di "due viaggi nell'arco temporale di sei mesi". 

E poi c'è il passaggio legato al cambio di corsia decisa dalla scorta tecnica in prossimità del passaggio a livello di Aré di Caluso, andando di fatto contromano. 

Infine, il passaggio a livello è stato giudicato regolare, almeno secondo la perizia tecnica. 

Intanto, Trenitalia ha annunciato che si costituirà parte civile in fase di processo.

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