"Una firma per la privacy": e i clienti sono costretti a vendere i loro gioielli

Denunciato dipendente

Immagine di repertorio

Sono entrati in quel compro oro, nel rione di Borgo Vittoria, per chiedere una valutazione del loro oro e di alcuni gioielli per una eventuale vendita.

Il dipendente del negozio, sabato 12 ottobre 2019, dopo averli accolti, ha immediatamente preso un foglio in bianco per la "dichiarazione di legale provenienza" e per l’autorizzazione per la privacy.

"Bastano due firme, proprio qui e possiamo procedere con la stima". Dopo aver compiuto la perizia, il dipendente ha reso nota alla coppia, italiana, la valutazione.

Una valutazione, però, più bassa di 150 euro rispetto a quella fatta da un altro compro oro. Di qui la decisione di riprendere possesso dei loro gioielli per recarsi in un altro negozio e sperare in migliori fortune. 

E qui nascono i guai, perché il dipendete solo in quel momento li ha informati come, con quelle firme, si fossero impegnati nella definizione della compravendita proprio con quel negozio. A tal punto da preparare un assegno postale del valore di 850 euro e a redarre l'apposito registro per l'acquisto dei preziosi. 

La coppia, a quel punto, ha preso il telefonino e ha subito contattato la polizia. Gli agenti della Squadra Volante, arrivate in pochi minuti, hanno subito sequestrato l'assegno, l'atto di vendita, la ricevuta e anche la fotocopia del registro degli acquisti.  

Inevitabile, a quel punto, la denuncia del dipendente, un 31enne italiano, per truffa.

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