Cronaca Lucento / Via Giosuè Borsi

Torino, gestori di bar a loro insaputa o in cambio di denaro: due persone denunciate

Dopo un controllo "anti assembramento"

Immagine di repertorio

Gestori di esercizi commerciali a loro insaputa o prestanome, previo pagamento, per la compilazione dei documenti necessari all'avvio delle attività. 

E' quanto accaduto, durante il periodo di "zona rossa" a Torino, più precisamente in via Romagnano.

A scoprirlo sono stati gli agenti del comando "Sezione 4" (San Donato-Campidoglio-Parella), a seguito di un esposto da parte di alcuni residenti che lamentavano troppe persone all'interno del locale, non rispettando quindi le normative "anti Covid". 

I civich scoprono come vi fossero slot machine non autorizzate e un banconista del bar minorenne e senza un regolare contratto di lavoro o di apprendistato. 

Ma gli agenti iniziano ad avere perplessità nel momento in cui analizzano la "Scia", la "Segnalazione certificata di inizio attività", in particolar modo per la persona indicata quale preposta alla somministrazione. 

Secondo l'indagine, i due titolari del bar - due egiziani, intestatari di altrettante società per la somministrazione di alimenti e bevande - avrebbero fittiziamente dato in gestione ad altre persone alcuni bar della zona compresa tra San Donato, Parella e Madonna di Campagna, ma in realtà continuavano a gestirli percependo affitti in contanti, senza peraltro redigere alcuna documentazione o fatturazione dell'avvenuto incasso. Nello specifico, oltre al bar di via Romagnano, ci sarebbero delle attività in via Sobrero, via Giachino e via Borsi. 

Dalle indagini svolte sulle due società, a seguito della raccolta di sommarie informazioni delle persone coinvolte, è emerso che nei documenti inviati agli uffici preposti per l'autorizzazione di inizio attività sarebbero stati indicati nominativi di persone che, in alcuni casi, erano all'oscuro di tutto, mentre altri, in cambio di denaro, prestavano il loro nome per la compilazione dei documenti, ma di fatto non svolgevano il ruolo che era indicato.

I titolari delle due società sono stati denunciati per "falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico". Immediate l'invio delle segnalazioni all'Ispettorato del Lavoro, al nucleo Grandi Evasori della Guardia di Finanza e agli uffici Comunali, per i provvedimenti di competenza.

Inoltre, sono stati contestati verbali amministrativi per le slot machine attive senza autorizzazioni, per la mancanza del protocollo Haccp sulla somministrazione, l'omessa voltura e per la ‘mancata indicazione presenza utenti all'interno’.

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