Ossa ritrovate in un bosco, dopo 7 anni la polizia scientifica scopre a chi appartengono

Nuovi esami sul profilo genetico hanno permesso di dare un’identità ai resti scheletrici ritrovati nel 2013

Immagine di repertorio

Di un uomo di 37 anni si persero le tracce nel 2002 dopo il suo ricovero in una struttura sanitaria a Cavagnolo dalla quale probabilmente si allontanò. Le ricerche effettuate nell’immediatezza non diedero alcun risultato.

Dopo 11 anni, il 19 gennaio del 2013 a Cavagnolo in località Maiaris, un cacciatore trova dei resti scheletrici troppo deteriorati per essere analizzati con gli strumenti dell'epoca e per i quali viene disposta la conservazione in un loculo del Cimitero Comunale.

La svolta nel 2018 grazie alla Procura di Torino che chiede all’Unità Analisi del Crimine Violento del Gabinetto Interregionale della Polizia Scientifica di Torino, ufficio specializzato nell’identificazione dei cadaveri sconosciuti, di provare a dare un nome ai resti scheletrici. Vengono acquisiti gli atti investigativi e la relazione autoptica. Si procede poi a richiedere una nuova autorizzazione al prelievo di un campione osseo per l’estrazione del profilo genetico che, dopo un pre-trattamento presso i laboratori del Servizio Centrale di Roma, viene analizzato presso il laboratorio di Genetica Forense della Polizia Scientifica di Torino utilizzando dei kit di nuova generazione più performanti rispetto a quelli utilizzati precedentemente. 

Dopo svariati tentativi si riesce ad estrarre un profilo genetico autosomico parziale e un profilo genetico del cromosoma Y completo. Tale profilo viene trasmesso in maniera inalterata in tutti i soggetti maschi imparentati per via paterna, pertanto è stato comparato con quello del fratello dell’uomo scomparso da Cavagnolo. La comparazione ha dato esito positivo e ora la salma verrà tumulata presso il Cimitero in cui si trova la madre.
 

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