Torino, accusato di stalking, a processo il giudice non crede alla versione della vittima e lo assolve

Dopo 4 giorni di carcere e 91 di domiciliari

Immagine di repertorio

Era andato a processo, pochi mesi fa, per stalking. Accusato dalla donna che aveva frequentato per diverso tempo di pedinamenti, minacce e di altre vessazioni. Anche attraverso Whatsapp e Facebook. 

E lo scorso 27 marzo 2020, quella 30enne aveva deciso di denunciare il suo ex, un 40enne torinese, agli agenti del commissariato Barriera di Milano. 

E in quelle stesse ore, anche lui era andato a denunciarla, convinto dal suo avvocato. Ma quella mossa aveva portato gli agenti a fermarlo, metterlo in camera di sicurezza e, di lì a poche ore, incarcerarlo per quattro giorni più altri 91 di domiciliari.

Ma una volta a processo, ecco emergere tutta un'altra verità. L'uomo, nella vita di tutti i giorni imprenditore, è stato infatti scagionato da ogni accusa.  

Perché durante il processo, il giudice Milena Chiara Lombardo ha capito come il racconto della donna fosse piuttosto contorto, scagionando il 40enne (difeso dal legale Matteo la Sala) con formula piena: ora potrà richiedere l’indennizzo per ingiusta detenzione.

Nei guai potrebbero finire anche i testimoni della donna: il giudice, infatti, ha deciso di inviare gli atti processuali in procura per accertare la loro posizione. Se le ipotesi del giudice fossero confermate, i due rischierebbero l'incriminazione per falsa testimonianza. E, di riflesso, andrebbe nei guai la stessa 30enne. 

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